L’oscura fine di Prigozhin e l’incerto futuro del gruppo Wagner

da Remocontro

Mosca conferma: Prigozhin è morto. Il gruppo Wagner: ‘Ucciso dai traditori’. A due mesi dal tentato golpe il suo aereo si schianta tra Mosca e San Pietroburgo. Con lui muoiono anche i suoi vice e altri importanti personaggi del gruppo Wagner.

Il gruppo Wagner

«Il capo della Wagner, eroe della Russia, un vero patriota della sua Patria Yevgeny Prigozhin è morto a causa delle azioni dei traditori della Russia», ha scritto la Wagner sul canale di Telegram Grey Zone. «Anche all’inferno sarà il migliore! Gloria alla Russia», conclude il messaggio.

La poche notizie certe

Ieri, a due mesi esatti dalla ‘marcia della giustizia’ – la rivolta militare che aveva messo per un giorno sotto scacco la Russia di Putin – alle 18:00 ora italiana, l’aereo su cui il capo della Wagner era registrato per un volo da Mosca verso Pietroburgo è precipitato nella regione di Tver 15 minuti dopo il decollo. Secondo i documenti d’imbarco, il jet privato Embraer Legacy 600, parte della flotta personale di Prigozhin, trasportava altri sei comandanti della Wagner (in particolare il numero due Dmitry Utkin), oltre ai 3 dell’equipaggio. Ieri mattina diversi media russi avevano riportato che Prigozhin, insieme allo Stato maggiore della Wagner Pmc, aveva lasciato l’Africa per rientrare in Russia, facendo tappa a Mosca.

Le vittime denunciate

Oltre a Yevgeny Prigozhin e al suo braccio destro, il comandante Dmitry Utkin, sull’aereo era presente anche un altro vice del gruppo Wagner, Valery Chekalov, ex uomo d’affari, associato alle strutture commerciali di Prigozhin e presunto responsabile del servizio di sicurezza della milizia. Lo riporta il canale Telegram Baza. Tra i passeggeri, sono stati segnalati anche altri membri del gruppo Wagner: Yevgeny Makaryan, Alexander Totmin, che avrebbe combattuto in Sudan, Serghei Propustin, e Nikolai Matuseyev, sul quale non è stato possibile trovare informazioni.

Incidente aereo o assassinio di Stato?

Secondo il canale Telegram della Wagner, Grey zone, l’aereo è stato abbattuto dalla difesa federale russa. Commentatori nazionalisti russi parlano di un’azione ucraina a celebrazione della festa dell’Indipendenza del 24 agosto. Sull’incidente è stato aperto un fascicolo giudiziario per ‘violazione delle regole di sicurezza del traffico aereo” (art. 263)’.

Ipotesi eliminazione

  • «La possibile eliminazione di Prigozhin rappresenta un fatto di enorme importanza per la dinamica, febbrile dall’ammutinamento di giugno, del sistema di potere della Russia», sottolinea Fabrizio Vielmini sul manifesto.
  • Due settimane fa, un reporter che si vantava di aver già preannunciato la ribellione della Wagner, Hristo Grozev, del sito Bellingcat (che piace a Cia e MI6), aveva dichiarato al Financial Times che nel giro di sei mesi in Russia «o Prigozhin sarà morto o ci sarà una seconda insurrezione».
  • La caduta verticale, niente Sos. Un video diffuso sui canali social mostra l’aereo cadere quasi in verticale per poi prendere fuoco al momento dell’impatto a terra. I piloti non avrebbero lanciato nessun Sos nè comunicato anomalie a bordo negli attimi precedenti la caduta.
  • L’incidente è avvenuto attorno alle 18.40, ora di Mosca, nei cieli sopra il villaggio di Kuzhenkino, mezz’ora circa dopo il decollo. L’Embraer, che era stato acquistato dalla Wagner nel 2020, era in volo dalla Capitale verso San Pietroburgo.

I sospetti e il Cremlino

Certamente Prigozhin, dopo la rivolta di due mesi fa, rappresentava per il Cremlino una figura estremamente scomoda, ma –valutazioni e non dati di fatto- dare l’ordine di abbatterlo su un velivolo civile nei cieli nazionali appare troppo anche per le molte morti sospette attribuite più o meno direttamente agli ordini di Putin. Resta la coincidenza di contemporanee e importanti decisioni del Cremilino sulla guerra in Ucraina. La conferma della destituzione del generale Surovikin dal comando in Ucraina. Surovikin, uno dei principali ufficiali russi, è sospettato di simpatie ‘prigozhiniane’ (ancora Vielmini).

Attesa delle reazioni ufficiali

‘Per la sua gravità l’incidente di ieri riveste un’importanza simile al fallito ammutinamento di giugno. A due mesi esatti quindi, l’epilogo del colpo di mano che ha fatto traballare tutta l’impalcatura della Russia di Putin non è ancora scritto’.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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