Reader’s – 11 maggio 2023

Oggi, come scrive per Costituente Terra Raniero La Valle, “ci sono alcune importanti notizie da raccogliere”. A lui, dunque, la parola:

Raniero La Valle per Costituente Terra

1. Il “Corriere della Sera” dell’8 maggio, forse con qualche imbarazzo, ha pubblicato un clamoroso articolo dell’ex ambasciatore a Mosca Sergio Romano in cui si chiede lo scioglimento della NATO, oggi priva delle ragioni per cui è nata. L’articolo dell’autorevole esperto di politica internazionale dice infatti così:

“L’Alleanza atlantica ha avuto una parte utile e rispettabile. Ma la Guerra fredda è finita, il comunismo è sepolto, gli Stati Uniti hanno avuto un presidente come Trump e sarebbe giunto il momento di fare a meno di un’istituzione, la Nato, che ha ormai perduto le ragioni della sua esistenza”.

L’accenno a Trump sembra dire che gli Stati Uniti non sono più affidabili, Per giungere a tale conclusione l’articolo richiama l’accordo “fondatore” Nato-Russia del 27 maggio 1997 in cui era scritto che “Nato e Russia non si considerano nemiche e intendono lavorare insieme per contribuire a instaurare in Europa una sicurezza comune e globale in conformità ai principi dell’ONU” . Invece è accaduto il contrario: facendo proprie le parole dello storico Giovanni Buccianti, l’ambasciatore ricorda che

“in seguito all’implosione dell’URSS (e non alla vittoria degli Usa nella Guerra Fredda) la NATO prese a svolgere una costosa campagna acquisti di tanti Paesi portandoli tutti a giocare contro la Russia e arrivando ai confini del suo territorio. Possibile che nessuno abbia ancora detto che così facendo si stava favorendo lo scoppio della Terza guerra mondiale?”. Così Sergio Romano e il “Corriere della sera”.

Ma allora chi ha aggredito chi?

2. La Siria è stata riammessa nella Lega Araba.

Ciò, insieme alla rappacificazione tra Iran e Arabia Saudita mediata dalla diplomazia cinese, sta cambiando gli equilibri mondiali. Gli Stati Uniti che perseguono altri progetti , e l’Unione Europea, “continuano ad opporsi – scrive lo stesso “Corriere della Sera” – a qualsiasi regolarizzazione dei rapporti”. L’idea sembra essere che alla guerra non si può rinunziare.

3. In Texas ci sono state altre due stragi, che hanno provocato in tutto 16 morti. 

Dall’inizio dell’anno ce ne sono state più di 200, cioè più di una al giorno, mentre nel Paese in mani private ci sono più armi (393,3 milioni) che Americani.  Questi corpi del reato in mano a tutti i cittadini sono protetti dal secondo emendamento della Costituzione americana. Biden ha detto: “perché continuare con questa carneficina?”. Già, perché continuare? Il problema è che a garantire che dalla “Libera Impresa” – uno dei tre cardini del modello di società che gli Stati Uniti vogliono installare in tutto il mondo – non sia escluso il business delle armi, non c’è solo  la Costituzione, ma soprattutto la cultura del Paese.

Questa è ancora quella del West, del “chi spara per primo”, ma è anche la cultura che discende dal potere, e che lo stesso Biden e i governi degli Stati Uniti adottano nei rapporti col resto del mondo.  È in forza di questa cultura che, riguardo al nucleare, gli Stati Uniti hanno deciso di passare alla dottrina del “first use”: la vecchia concezione basata sulla deterrenza e sulla risposta a un eventuale attacco altrui, non funziona più. Questa opzione non si può più fare, sta scritto, perché non si può lasciare che i nemici colpiscano per primi. La miglior difesa è l’offesa. Quindi è prevista, di fronte a una minaccia, l’azione preventiva.

4. Sono partite con una fittizia consultazione delle opposizioni le riforme costituzionali.

Giorgia Meloni, benché affermi di voler instaurare un sistema che dia più stabilità ed efficienza al sistema, si dice indifferente alla scelta tra presidenzialismo e premierato elettivo, anche se c’è una grande differenza tra le due ipotesi: le basta che ci sia qualcuno eletto al comando.  Ciò rivela la ragione personalissima per cui la presidente del Consiglio intraprenda con tale urgenza la via delle riforme costituzionali. Il suo governo è scaturito da un’elezione estiva, con la complicità di una cattiva legge elettorale, di un forte astensionismo e della sbadataggine dei partiti oggi all’opposizione.

È molto difficile, se non impossibile, che queste condizioni abbiano a ripetersi. Volendo perpetuare il suo potere oltre gli anni di questa legislatura, l’unica strada per lei è l’elezione popolare diretta, non importa a quale delle due cariche, nell’idea che il favore degli attuali sondaggi ad personam si traducano in un voto plebiscitario a suo favore. Si tratta di un’illusione, quando il Paese, a parte l’establishment, non è affatto di destra. Né si fida di una “destra costituente”, anche per le prove che su questo versante la destra sta dando di sé.  

Il Paese ama le sue istituzioni; il meno amato è proprio il governo

I riformatori costituzionali, di ieri e di oggi, non capiscono che il Paese ama le sue istituzioni; il meno amato è proprio il governo. Da quando Mussolini ha detto che voleva fare della Camera un bivacco di manipoli, il Parlamento è il bene da difendere, non si può profanare.  Ora, su regia del suo presidente La Russa, l’aula del Senato è stata trasformata, come scrive “Critica liberale”, in un  “bivacco pop”,  per far «cantare a Gianni Morandi  “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte” e altre canzonette da discoteca di paese».

La Russa si è anche fatto dare dall’Archivio di Stato l’originale della Costituzione che è inserito negli atti ufficiali delle leggi della Repubblica. Tomaso Montanari se ne indigna, ma nota che una profanazione ben maggiore della Costituzione si sta preparando “con  la manovra a tenaglia del presidenzialismo e dell’autonomia differenziata, due armi letali che se sommate diventano una bomba nucleare capace di annichilire la Repubblica disegnata dai costituenti”. 

Nel sito pubblichiamo l’articolo dell’ambasciatore Romano e il testo del discorso di Putin sulla Piazza Rossa nella ricorrenza del 9 maggio, che non è stato fruibile sulla stampa d’informazione. Se è un nemico, perché non sapere quello che dice? Come sostiene il papa: “ Credo che la pace si faccia sempre aprendo canali, mai si può fare una pace con la chiusura. Invito tutti ad aprire rapporti, canali di amicizia”. Pubblichiamo anche un articolo in lode dell’artigiano di Beppe Manni.

Con i più cordiali saluti,
Costituente Terra (Raniero La Valle)


Pre-Pre

di Massimo Marnetto

Macché stabilità, velocità, snellezza: la vera motivazione di tanto impegno per affermare il presidenzialismo è che la Meloni vuole andare al Quirinale. Non come pacata arbitra, ma come accentrante Pre-Pre (Presidentessa-Premier) tuttofare. Sente che ha il consenso più alto di tutti e se si votasse per scegliere il Capo di Stato con elezioni dirette, vincerebbe. Ma sa anche che questo stato di grazia non è eterno. 

Allora vuole sbrigarsi con la riforma, altrimenti c’è il rischio che se l’innovazione arrivasse nella fase del suo declino, poi Pre-Pre ci diventerebbe un altro/a. Pensiero malizioso? Forse. Ma non dimentichiamo che la rivalsa famelica di una underdog non si placa mai. E che le consultazioni ”purché non ostacolino” e l’ipotetica bicamerale ”purché non sia dilatoria” sono solo cerimonie del tè, all’aroma democratico.


Fondo sociale Ue per sparare di più e meglio?

di Ennio Remondino

Sostegno militare all’Ucraina nel peggior modo possibile. Le armi che diventano ‘spese sociali’. Lo decide il Parlamento Ue con una maggioranza schiacciante e sorprendente. Proposta Conservatori e Popolari e il sì di Socialisti e Democratici. No dei M5S. Problemi di credibilità politica in casa Pd. Il 31 maggio la sessione plenaria ha l’ultima brutta parola. 
Problemi sul dettaglio dell’articolo 41.2 del Trattato Ue vieta di usare fondi dal bilancio per spese da operazioni ‘aventi implicazioni militari o di difesa’.

Armi tra le spese sociali dice Strasburgo

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, a Kiev per celebrare con il presidente Zelensky la ‘Giornata dell’Europa’ contro la festa della vittoria della Russia (non di Putin), e i suoi 20 milioni di morti contro il nazismo. Trovata che significa poco ma offende molto. Nel frattempo, il parlamento Ue riunito a Strasburgo in sessione plenaria approva a larghissima maggioranza la procedura d’urgenza avanzata dal gruppo deiConservatori e quello dei Popolari sul sostegno militare all’Ucraina. Ma gli scenari politici risultano stravolti. E sconvolgenti.

Von der Leyen ‘moderata’

Il testo consente agli stati dell’Unione di impiegare le risorse del ‘Fondo di coesione sociale’ e del Pnrr per sostenere l’industria militare. Oltre alle destre, hanno votato a favore anche gli europarlamentari dei Socialisti e Democratici, cui aderiscono gli eletti del Pd. Contrari i parlamentari delle sinistre riuniti nel Gue (Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica) e quelli del Movimento 5 Stelle, che ancora non fanno parte di nessun gruppo, in attesa che i Verdi europei decidano sulla loro richiesta di adesione.

Dietro la ‘procedura’ i fatti

Il voto di ieri riguardava la procedura, ma il diavolo è in quei dettagli che si nasconde. Il fatto che sia passata la questione d’urgenza esclude che l’atto verrà messo ai voti con emendamenti che non siano stati già accolti dalla Commissione. Eufemisticamente ‘contradditoria’ la delegazione del Pd, che ha votato a favore ma dicendosi contraria «all’utilizzo di qualunque fonte di finanziamento proveniente dalle risorse del Piano nazionale di ripresa e dei fondi di coesione». Qualche grosso problema di logica. Gli M5S  promettono opposizione alla richiesta di procedura accelerata che risulta già decisa.

Mentre qualcuno dall’Italia, rileva Giuliano Santoro sul Manifesto, legge e rilancia l’articolo 41.2 del Trattato che regola severamente «l’uso di fondi dal bilancio per spese derivanti da operazioni aventi implicazioni militari o di difesa»

Campo di battaglia Ue dei prossimi mesi

Di fatto il Parlamento europeo sta per ratificare la possibilità di utilizzare i fondi di coesione il fondo sociale europeo e il Piano nazionale di ripresa per produrre missili e munizioni. E tra i 27 riflessi nazionali prevedibili, la possibilità di cambiare i Pnrr a piacimento e a convenienza politica di parte.

Per le cose di casa nostra, ad esempio, la possibilità del governo Meloni di poter sostenere scelte consentite dal voto del parlamento europeo, compreso quello dei parlamentari Pd.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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