“ Confindustria comanda, Palazzo Chigi obbedisce”,
titola oggi sul “Manifesto” un editoriale di Andrea Fumagalli. Non è una novità. Con qualche variazione occasionale, la simpatia degli industriali italiani nei confronti dei governi che si sono succeduti da almeno un ventennio è stata di gran lunga superiore a quella dei lavoratori. E si capisce bene perché se si considera il trattamento subito da questi ultimi anche con i governi renziani.
Ora però, con le destre al potere, “occorre prendere atto – scrive Fumagalli – che colui che tira le fila della politica economica e industriale in Italia è Carlo Bonomi, presidente di Confindustria. Non certamente il ministro Giorgetti, che si limita a passare i conti, né, men che meno, il ministro Fitto, responsabile di facciata del Pnrr italiano. D’altra parte il governo Meloni, come la buona parte di governi di destra non liberale, è stato creato proprio a tale scopo dichiarato: non disturbare il manovratore, termine molto più soft per indicare gli interessi padronali”.
Serve un’opposizione radicale
Tocca ora alle sinistre e in particolare a PD e Cinque Stelle, dimostrare con un’opposizione radicale ma soprattutto efficace e possibilmente unita, il grave errore compiuto dai milioni di lavoratori dipendenti e pensionati che con l’astensione dal voto hanno preso la strada sbagliata per manifestare delusione e protesta.
Dalla riforma fiscale alla politica scolastica, dalla giustizia all’immigrazione, dall’invio delle armi alla transizione ecologica ecc. Vedremo presto se i buoni rapporti stabiliti in questi giorni con Maurizio Landini, là CGIL e le altre organizzazioni dei lavoratori rappresentano l’avvio di una collaborazione capace di contrastare e correggere l’indirizzo decisamente classista e bellicista di Meloni & Co. (nandocan)
Lavoro nero

di Massimo Marnetto
Mandare agenti sotto copertura a campione nei colloqui in risposta ad offerte di lavoro: questa sarebbe una concreta innovazione per combattere il lavoro nero. Cioè quegli ”scafisti” della manodopera, che traghetteranno verso una paga da fame le masse di persone senza reddito di cittadinanza disposte a tutto pur di sopravvivere. Così uscirebbero allo scoperto i tanti imprenditori che dicono di non trovare manodopera, solo perché pretendono di sfruttarla.
Ora si sentono forti, perché il bisogno costringerà`presto gli ultimi ad adeguarsi al ricatto, al voucher, alle buste paga gonfiate e fasulle. Ma se questi padroncini avessero solo il dubbio di trovarsi il tesserino di un pubblico ufficiale sul muso dopo aver sciorinato una proposta indecente di lavoro, forse le cose cambierebbero.
Se Leonardo punta tutto sulla guerra

Rete Italiana Pace e Disarmo su “Sbilanciamoci”
Per il settimo anno consecutivo Fondazione Finanza Etica (Gruppo Banca Etica) e Rete italiana Pace e Disarmo intervengono come azionisti critici all’assemblea di Leonardo spa in programma per il 9 maggio 2023. Il colosso italiano delle armi, controllato con il 30,2% dal Ministero del Tesoro, ha deciso però che la sua assemblea si svolgerà a porte chiuse.
Negli ultimi 5 anni il fatturato militare di Leonardo è salito dal 68% all’83% mentre si abbandona il comparto civile che pure è più redditizio.
«Abbiamo chiesto spiegazioni sull’effettiva generazione di fatturato e posti di lavoro di Leonardo in Italia», spiega Francesco Vignarca, Coordinatore Campagne della Rete italiana Pace e Disarmo. «Ci sembra infatti sproporzionato l’impegno dello Stato in una impresa che produce armi impiegate in conflitti internazionali, con il rischio di violazione di diritti umani fondamentali, rispetto agli effettivi, minimi vantaggi economici per l’Italia».
Il fatturato militare dal 68% all’83%
Negli ultimi cinque anni (2017-2022), il fatturato militare di Leonardo è salito dal 68% all’83%. Mentre nel 2013 era pari al 49,6%. Sono stati abbandonati progressivamente una serie di comparti civili ritenuti non strategici: l’automazione industriale, la robotica, la microelettronica, l’energia e il trasporto ferroviario. «I nostri dati dimostrano che, contrariamente a quanto si pensi, il comparto militare è più rischioso, meno redditizio e crea meno occupazione rispetto a quello civile», continua Vignarca. «È quindi assurdo che lo Stato continui a sostenere la progressiva militarizzazione del gruppo. Nella nostra Costituzione c’è scritto chiaramente che “l’Italia ripudia la guerra”. Perché quindi sostenerla tramite un’azienda multinazionale a controllo statale?».
Programmi di sistemi d’arma a potenzialità̀ nucleare
Tra le domande inviate a Leonardo, alcune si riferiscono anche al coinvolgimento della società in programmi di sistemi d’arma a potenzialità̀ nucleare. «Il presunto coinvolgimento di Leonardo nella produzione di armi nucleari ha già portato all’esclusione dell’impresa da molti portafogli di investitori istituzionali», spiega Teresa Masciopinto. «Quindi stiamo parlando di rischi finanziari oltre che di evidenti rischi umanitari e reputazionali». Per questo motivo all’incontro dell’8 maggio partecipa anche Susi Snyder, coordinatrice della Campagna Internazionale per l’Abolizione delle Armi Nucleari (ICAN), premio Nobel per la pace nel 2017.
Inghilterra, incoronazione del Re e bocciatura governanti: piccole elezioni grossa batosta politica
Piero Orteca su Remocontro
Elezioni comunali di decisiva portata politica. E i risultati, resi noti ieri sera, rovinano la festa dell’incoronazione di Re Carlo III per il già molto inquieto establishment politico britannico. Dunque, secondo il primo resumé generale fatto dalla BBC, i Conservatori del capo del governo, Rishi Sunak, hanno subito una sconfitta storica.

‘Analisi comparativa su scala nazionale’
Gli specialisti del network televisivo britannico hanno aggregato e bilanciato i dati per dare la sentenza finale: il Partito laburista è salito al 35%, i Tories sono arretrati al 26%, i Liberal-democratici hanno strappato un eccellente 20% e il resto delle formazioni più piccole, messe assieme, il 19%. Benissimo si sono comportati i Verdi, che hanno guadagnato altri 240 consiglieri. Era da oltre 25 anni, cioè dalle elezioni del 1997, che la sinistra inglese non riusciva a raccogliere un simile successo di popolarità.
A questo punto, sicuramente, comincerà a diventare più chiaro per che cosa si è votato. È stata l’occasione, partendo dalla realtà di ogni comunità, di far sentire i problemi di tutta una nazione.
Re Carlo III Brexit e di sinistra
Forse mai, come in questa occasione, nella Gran Bretagna moderna, un’elezione locale potrà avere una ripercussione tanto poderosa a livello generale. Parlando a Chatam dell’incredibile vittoria al Consiglio di Medway, il leader laburista Keir Starmer ha spiegato la portata del successo della sinistra inglese: «Stiamo ottenendo risultati fantastici in tutto il Paese. Siamo sulla buona strada per una maggioranza laburista alle prossime elezioni generali». E poi, anche per far comprendere come il suo partito avesse intercettato, prima di ogni altro, l’insoddisfazione popolare, per una governance ritenuta incapace di risolvere i problemi della quotidianità, ha aggiunto: «Abbiamo capito cosa vuol dire non riuscire a sbarcare il lunario e abbiamo detto cosa avremmo fatto per aiutare le persone con le loro bollette quotidiane. Il governo, il primo ministro non hanno detto nulla. E questo, perché loro sono il problema, non la soluzione».
Disfatta Brexit e immigrazione
Se in casa Labour si festeggia e ci si prepara alla resa dei conti, il prossimo anno, tra i Conservatori è già scattata la caccia al colpevole della disfatta. «Rishi Sunak ha dovuto affrontare perdite devastanti, di oltre 1000 seggi nei consigli comunali», ha scritto The Guardian. Mentre il suo partito è già in rivolta e gli alleati di Boris Johnson chiedono la sua testa. I laburisti hanno ottenuto affermazioni convincenti, soprattutto nel nord dell’Inghilterra e in tutte le Midlands. Lo stesso hanno fatto i liberal-democratici, a sud, con oltre 400 seggi. Cosa che, assieme al 20% di media che hanno conquistato, indica il loro partito come possibile ago della bilancia. Specie se i laburisti non dovessero centrare la maggioranza assoluta alle prossime elezioni nazionali. In effetti, in queste ore, il dibattito (molto serrato) tra gli esperti di flussi elettorali e, più in generale, tra i politologi, si sta concentrando sulla disaggregazione dei dati locali e sulla loro proiezione in un contesto che coinvolga tutto il Paese.
‘Quota nazionale prevista’ e poi la Scozia
La massima autorità (citata da tutti) nello specifico è l’esperto della BBC, John Curtice,che ha elaborato un metodo statistico definito ‘PNS’, cioè «Quota nazionale prevista». Che corrisponde alla trasposizione dei dati da noi comunicata prima, e che dipinge gli scenari politici che contano: quelli del Parlamento di Westminster. Che il ‘modello Curtice’, come chiave interpretativa delle elezioni locali, sia assolutamente affidabile, è testimoniato dall’analogo risultato a cui giunge un altro ‘forecast’, proposto da Sky News. Anche se, in questo caso, la valutazione complessiva del professor Michael Thrasher è diversa: per capire se i laburisti riusciranno ad avere la maggioranza per formare un nuovo governo, bisognerà vedere quello che succede in Scozia.Le Highlands saranno il vero ago della bilancia delle prossime elezioni nel Regno Unito.
Gran Bretagna sempre più isola
Intanto, Rishi Sunak, il premier recentemente visitato da Giorgia Meloni, in perfetto stile inglese «si dichiara deluso», mentre nel suo partito è già cominciata la resa dei conti. Sotto tiro in particolar la politica sull’immigrazione (la deportazione in Ruanda). «I commenti che abbiamo avuto dal Ministro dell’Interno, la retorica che applica a certe fedi e comunità diverse, danneggia le nostre comunità e anche le nostre relazioni comunitarie. Si nutre di estrema destra».
Sunak e il Presidente dei Tories, Greg Hands, stanno cercando di ‘nascondere il sole con la rete’, dicendo che una sconfitta non è una catastrofe. Ma i politici ‘della porta accanto’, quei conservatori abituati a fare chilometri per raccattare un voto, invece sono a pezzi. «Non è stata una sconfitta – dice uno, con un filo di voce – è stato un bagno di sangue».
- Come se Dio non ci fosse
di Raniero La Valle Cari amici, stiamo vivendo una svolta storica, carica di simboli e presagi, che nell’ultima settimana ha raggiunto probabilmente il punto di caduta più vicino all’abisso. Noi però abbiamo l’impressione che la fase stia cambiando e che forse nei prossimi mesi comincerà la risalita e torneremo a vedere la luce. Nell’incontro perContinua a leggere “Come se Dio non ci fosse” - Il duo Trump-Netanyahu in che catastrofe precipitano il pianeta?
Ennio Remondino su Remocontro La percezione della minaccia che incombe sul mondo sta diffondendosi oltre prevenzioni ideologiche o di schieramento. Trump-Netanyahu: uno dei due un criminale ricercato per crimini di guerra, e l’altro un caricaturale mancato Nobel per la pace che s’è fatto trascinare in una guerra catastrofica da cui la sua personalità disturbata nonContinua a leggere “Il duo Trump-Netanyahu in che catastrofe precipitano il pianeta?” - Giu le mani da Silvia Salis
In politica più che in altri settori della vita pubblica, montare e smontare il protagonismo degli aspiranti leader è sport diffuso tra i media. Sempre meno complicato che entrare nel vivo delle questioni e del dibattito in corso. Vale per chi è dentro come per chi è fuori. Simpatizzare suona meno impegnativo di partecipare, figuriamociContinua a leggere “Giu le mani da Silvia Salis” - Contro la guerra
da Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra” - La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’
Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’”
