Reader’s – 21 marzo 2023

🌺 Ogni 21 marzo, dal 1996, Libera Contro le Mafie celebra la Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle Vittime innocenti delle mafie.

📃 Un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano: recitare i nomi e i cognomi, come un rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai.

✊ Una primavera di impegno sociale e politico, contro la povertà e l’esclusione sociale che sono il terreno su cui la criminalità organizzata costruisce il proprio radicamento e consenso.


Meloni al Senato

foto Alberto Pizzoli

Che vergogna dover ascoltare oggi al telegiornale la presidente del consiglio Giorgia Meloni parlare, a pochi giorni dalla strage di migranti di Cutro, di “aggressione migratoria”. Lo stesso termine che usava Marine Le Pen un anno fa scrivendo su Twitter (“Bisogna fare di tutto per andare in aiuto della Polonia, che deve affrontare una vera e propria aggressione migratoria!”). Con la differenza che allora si trattava del messaggio su twitter di una candidata alla corsa per l’Eliseo e oggi del capo di governo italiano in un’aula parlamentare.

Suscitando l’applauso in piedi della maggioranza durante le comunicazioni al Senato in vista del Consiglio europeo, ha dichiarato anche: “raccontare agli italiani che se non fornissimo armi all’Ucraina si potrebbero aumentare le pensioni o ridurre le tasse è una menzogna che intendo chiamare con il suo nome”. Perché tutti sanno che si mandano soltanto armi già in dotazione alle forze armate italiane. Poi però si è subito preoccupata di ribadire l’impegno del governo ad aumentare considerevolmente il bilancio delle forze armate medesime. Con ciò evidenziando, anche senza dirlo esplicitamente, che si tratterebbe in definitiva di una partita di giro a loro vantaggio.(nandocan)


È PARTITA L’OFFENSIVA DI PRIMAVERA, Fratelli d’Italia alla conquista della Rai.

Gilberto Squizzato su Facebook

Così titolano molti giornali. Giusto, aggiungo io, sommessamente. FdI non fa che applicare le regole, oggi a loro favore, dei vincitori di ieri. Il centrosinistra e in particolare il PD hanno avuto vent’anni per fare una legge che mettesse il servizio pubblico al riparo dalle scorrerie dei partiti. I modelli disponibili, in vigore in altri paesi democratici, erano e sono molti, ma i vincitori di ieri non hanno mai capito che le regole si fanno per quando si perde, non per quando si vince. Inutile adesso lamentarsi e recriminare sulla prossima, ennesima occupazione dei partiti che hanno la maggioranza in Parlamento.

Non mi scandalizzeró quando Sangermano, per conto di Meloni e soci, procederà all’epurazione di dirigenti, autori e giornalisti “democratici” e progressisti. Non farà che applicare le regole di cui democratici e progressisti e anche grillini si sono avvalsi quando erano loro a vincere.

Speriamo che qualcuno suggerisca alla Schlein di non gridare all occupazione post fascista della RAI per indurla invece a battersi per una riforma che le dia vera indipendenza. Fra quattro anni e mezzo, si spera.

E intanto? Intanto non si guarda la RAI, tranne le due o tre cose dignitose che sopravviveranno al repulisti del tutto legittimo di Sangiuliano e c.


Pannolone

di Massimo Marnetto

Come rimedia il politico a una frase sbagliata? La toppa dominante è ”le mie parole sono state estrapolate dal contesto”: va su tutto e regge bene lo sporco. Se proprio la frittata è clamorosa, si può tentare di rivoltarla con l’escamotage ”era una provocazione”, un tentativo patetico di accusare gli altri di ingenuità. Invece chi ha molto potere può semplicemente negare l’evidenza con l’assioma ”le mie parole sono state fraintese” e la servitù annuisce.

C’è anche chi riporta un brano del duce e pensa di cavarsela rivelando che avrebbe potuto dare la colpa a un hacker e non l’ha fatto, ma qui la malinconia ha il sopravvento su qualsiasi critica. Infine c’è chi straparla e poi si rifugia nella scusa ”ho solo riportato la battuta di una mia assistente”, ma è disumano accanirsi su una persona già così malconcia. Un consiglio: con foglie di fico così consunte, per i politici incontinenti è meglio ricorrere alla battuta-pannolone di Altan: ”Ho dei pensieri da cui mi dissocio”.


Addestramento di soldati ucraini in Italia, tra segreti e trucchi

da Remocontro

Circa venti militari ucraini da istruire all’uso del sofisticato e costoso sistema missilistico antiaereo SAMP-T, uno dei soli cinque disponibili che l’Italia aveva promesso, poi aveva dichiarato di averlo dirottato in Slovacchia senza spiegare a fare cosa, e che ora ricompare con personale ucraino che sta imparando a usarlo a casa sua. Vedrete.
La scoperta è giornalistica, la polemica è politica, il segreto è sempre di Pulcinella, con l’imperativo del ‘taci’ usato contro il ‘nemico’ politico che  ‘ti ascolta’, e che se ti scopre a dire bugie, si arrabbia.

L’addestramento segreto

Nelle edizioni di domenica e lunedì il Fatto Quotidiano ha proposto in prima pagina la notizia su un gruppo di circa venti soldati ucraini addestrati in Italia, a Sabaudia, in provincia di Latina. Un segreto di fatto per la stampa di casa. L’addestramento svelato, è stato confermato da fonti militari all’agenzia Ansa, precisando che si era anche concluso. Avarizia militare e testardagine giornalistica, si ricostruisce che l’addestramento di Sabaudia riguardava l’uso di un sistema missilistico difensivo terra-aria, che Italia e Francia promettono all’esercito ucraino per abbattere i missili nemici. L’ormai quasi mitico ‘SAMP-T italo francese’ che va e viene tra Roma e Kiev, per ora sulla carta. Gli addestramenti di soldati ucraini non stanno avvenendo solo in Italia, riferisce questa volta ‘Il Post’: sono/sarebbero in corso o programmati in altri Stati dell’Unione, fra cui Germania e Spagna, oltre che nel Regno Unito e negli Stati Uniti, spesso con un maggiore impiego di soldati rispetto a quello (a noi noto) avvenuto in Italia.

La moltiplicazione degli ‘addestrati’

I soldati ucraini, scrive il Fatto, sarebbero arrivati a inizio marzo con un volo speciale all’aeroporto militare di Pratica di Mare e ospitati nella caserma Santa Barbara di Sabaudia. Fonti del ministero della Difesa hanno poi comunicato che altri militari ucraini avrebbero partecipato a prove su mezzi blindati alla Scuola di Fanteria di Cesano, in provincia di Roma, mentre una successiva sessione di addestramento in Sardegna di cui ha parlato il Fatto non è stata confermata da fonti ufficiali.

I missili anti missile SAMP-T

Il sistema difensivo Samp-T –missili anti missile-, di cui Remocontro ha già parlato più volte. Un progetto italo-francese sviluppato nei primi anni 2000 e utilizzato in varie situazioni (anche all’estero, ma questi lo riveliamo noi, affidato a nostri militari che il nostro governo non può certo inviare nell’Ucraina in guerra). «I sistemi Samp-T sono costituiti da batterie di missili terra-aria trasportabili anche su camion che possono tracciare 100 missili o aerei in volo, colpendone contemporaneamente 8 da una distanza massima di 120 chilometri. L’Italia ha in dotazione cinque batterie, per un valore complessivo di circa due miliardi di euro», la spiegazione tecnico militare.

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Per non essere intrusi nella nostra storia

di Antonio Cipriani

“Chi dimentica il proprio passato si ritrova occasionalmente intruso nel racconto d’altri” [cit. Giovanni Lindo Ferretti]

Ci penso, in questi giorni di fine inverno, mentre una narrazione tossica annichilisce speranze, spezza le gambe a ogni idea di umanità, rende opaca la nostra epoca. Così il passato, per un verso o per l’altro, svanisce in un niente. Viene dimenticato, e in questa dimenticanza si perdono i riferimenti col presente, ogni cosa è come nascesse al momento, senza radici, senza domande, senza dubbi. E il futuro sparisce in un qui e ora costante, sotto un cielo senza stelle.

Morego, Valpolcevera, Genova, un po’ più di 100 anni fa

Impossibile non sentirsi intrusi nel racconto che non ci appartiene. Che non ha storia, non possiede passioni, struggimenti, sogni. Che non conosce utopia.

Dobbiamo tornare a narrare i nostri territori, a costruire mappe dei desideri, dei luoghi magici, a scriverci che cosa siamo, che cosa facciamo, gli incontri, le facce belle, quelle buffe dei nostri amici, le loro poesie, le nostre. Nella realtà, senza aspettare che qualcuno lo faccia al posto nostro.

Per un abitare civile, non da intrusi nel racconto d’altri, servono sapienza e amore. Un amore fatto di memoria, gentilezza, parole che si sciolgono nell’incanto di un canto, testimonianza di quella cura disinteressata che costruisce cattedrali di bellezza e di ascolto, nel dubbio che origina il pensiero libero.

Occorre ricordare, riportare al cuore. In un legame profondo tra memoria e futuro che si esprime in un presente sapiente, non votato alla distruzione, ma alla costruzione complessa e dolce del patrimonio immateriale che rende unica questa terra. Una terra sulla quale camminiamo leggeri, lavoriamo, fatichiamo, sogniamo e alziamo i calici al cielo per celebrare il dono dell’incontro, il miracolo della meraviglia, l’arte che si fa compagna di viaggio.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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