Chissà com’è
Passano gli anni ma, chissà com’è, la sinistra italiana si ritrova sempre al punto di partenza. Così oggi nessuno ricorda che la stessa Elly Schlein, intervenendo due anni fa il 5 dicembre 2020, in un dibattito in streaming sul futuro della sinistra promosso dalla fondazione Italiani Europei, aveva riproposto, pur senza citarlo, lo stesso cammino che due anni e mezzo prima, nel giugno del 2017, era stato indicato tra gli applausi al teatro Brancaccio di Roma da Anna Falcone e Tomaso Montanari.
“Non credo – aveva detto la Schlein – che la soluzione sia confluire in un Pd che non ha dato ancora alcun segno di volersi rimettere in discussione. Né d’altra parte credo alla facile scorciatoia di lanciare l’ennesimo partito, una sigla in più, che vada ad aggiungersi alle troppe già esistenti. Serve invece una rete (oggi dice “una squadra” ndr) che provi ad aggregare, attorno a una visione di futuro condivisa, chi è in grado di affrontare con proposte concrete e trasformative le sfide cruciali del nostro tempo: dal contrasto alle diseguaglianze di ogni genere alla transizione ecologica passando per la coesione sociale”.
Questo due anni fa. E sappiamo come è andata allora, sempre a causa dei massimalismi contrapposti, per non parlare di miopia e rivalità tra i gruppi dirigenti dei partitini. Con l’unico risultato di consentire a Renzi di completare l’opera di demolizione della sinistra. C’è da dubitare che la lezione sia servita e che una donna in gamba, con l’umiltà, capacità di ascolto e determinazione che l’impegno richiede, riesca là dove hanno fallito D’Alema e Speranza, Fratoianni e Civati. Che poi vuol dire prendere definitivamente le distanze con Renzi e la sua “quinta colonna” interna al partito. Accettando il dialogo con tutte le forze di opposizione, ma tenendosi al largo dallo stesso Calenda.
Nordio scorsoio

di Massimo Marnetto
Signor Ministro Nordio: tra delinquenti e onesti, lei da che parte sta?
La domanda sorge dopo le ultime esternazioni del responsabile della Giustizia, che vuole eliminare l’obbligo dell’azione penale facendo decidere la priorità dei reati da mandare a giudizia a organi politici; eliminare il carcere per chi corrompe e ruba nella Pubblica Amministrazione; persino ridurre le intercettazioni per rispettare la privacy dei delinquenti e di chi li frequenta. Tutto questo sforzo di indebolimento è un segnale preciso alla cittadinanza: la casta non si tocca.
«Difesa comune», dall’Ue 7,9 miliardi. E la beffa Fep: ‘Facilità europea per la pace’

da Remocontro
Fed, Fondo europeo di difesa, che nel giugno 2021 ha ottenuto un finanziamento Ue di 7,9 miliardi di euro nel bilancio 2021-27. Scopriamo dal burocratese di Bruxelles che l’Unione investe 1,2 miliardi di euro in ‘61 progetti di cooperazione industriale della difesa’, e che a spartirsi quei soldi saranno 700 imprese di 26 paesi Ue più la Norvegia. Svezia e Finlandia in lista di attesa. Infine, sapore di beffa, Fep, ‘Facilità europea per la pace’
Lista della spesa per pessime intenzioni
L’Ue che non era stata capace di raggiungere rapidamente un accordo si solidarietà per i vaccini salvavita nei tempi della moria Covid, si esprime al meglio nel peggio. I settori di intervento ‘Fed’ (sigla da mille possibili confusioni): «prossima generazione di aerei da combattimento, carri armati, veicoli e navi blindate, nuove tecnologie “di rottura” (quantiche, nuovi materiali), Intelligenza artificiale, cloud, semi-conduttori, cyber-spazio, contro misure mediche». Il Fed, aggiungono da Bruxelles ad aumentare eventuali inquietudini pacifiste sopravvissute, ovviamente oltre le politiche nazionali, «spesso molto dipendenti dagli Usa». Che non sia mai che qualcuno al Pentagono si arrabbi.
Tra finestre e scioglilingua
‘Sviluppo congiunto di attrezzature e tecnologie per la difesa’. Due strutture finanziarie, chiamate “windows”. Una ‘finestra’ per finanziare progetti collaborativi e una seconda ‘finestra’ (capability window) per le fasi successive alla ricerca e sviluppo. Terza ‘finestra’, le cosiddette ‘disruptive technologies’, tecnologie capaci di rivoluzionare il funzionamento di un mercato o di un settore. Tutti i Paesi UE concordi a prendere, divisi invece sulla partecipazione dei Paesi terzi al Fondo. Paesi come Polonia, Svezia, Stati baltici che hanno spinto per l’apertura ai Paesi terzi, ad intendere Stati Uniti e Regno Unito. Ma dato l’alto livello di dipendenza militare dalle attrezzature statunitensi, l’accesso delle società Usa al Fondo europeo risulterebbe decisamente contradditorio.
Senza un esercito e senso del ridicolo: Pesc, Fed e Fep
«La Ue non ha un esercito, ma punta ad una politica comune di difesa. C’è un Alto rappresentante della politica estera e di difesa, Mr.Pesc, oggi Josep Borrell (dopo l’italiana Mogherini)», leggiamo nel comunicato Ue, ma non udiamo applausi. Non solo ‘Fed’ (per fare la guerra), ma anche ‘Fep’ per fare la pace. Nel marzo 2021 è nata la Fep, ‘Facilità europea per la pace’, con 5 miliardi «per finanziare dimensione militare e politica estera». Tra la contraddizione palese e la presa in giro. E di male in peggio (caduto ogni senso della misura e del ridicolo), dal 25 marzo lo ‘Strategic Compass, con obiettivi di sicurezza verso il 2030’. Triste epilogo di un’Europa che si è abbandonata al sopravvivere senza valori politici alti.
L’Ue si arma ma è la Nato a comandare
Inizio anno a guerra Ucraina appena iniziata. «L’Ue accelera sulla difesa comune, nel solco della Nato», Vertice Nato col ver5o comandante in capo presente. E Joe Biden parla di ‘Bussola strategica’, difficile orientamento nella tempesta dei sospetti tra alleati un po’ troppo costretti. Ognuno con suo interesse nazionale da difendere.
La ‘Bussola strategica’ di Biden
«La ‘bussola strategica’ -riferiva Anna Maria Merlo sul Manifesto del 22 marzo-, è stata rafforzata, per difendere vigorosamente gli interessi della Ue sulla scena mondiale, in particolare verso la Russia, che minaccia direttamente e a lungo termine la sicurezza Ue»- Mancava solo l’antica dichiarazione di guerra di ambasciatori col pennacchio ed era fatta. Ma Putin la guerra vera ‘l’aveva drammaticamente già iniziata.
Per Cristina Kirchner una condanna annunciata

di Livio Zanotti
La lettura della sentenza è arrivata puntuale, alle 5 e mezzodella sera: 6 anni di carcere e l’interdizione a vita dai pubblici uffici. Per i giudici che hanno seguito i tre anni del processo, l’ex capo di Stato e attuale vicepresidente della Repubblica argentina è colpevole di frode ai danni dell’erario pubblico (per un miliardo di dollari USA). Ha favorito (quando era al vertice del potere: 2007-2015) l’assegnazione di una serie di appalti a un semisconosciuto imprenditore edile, Lazaro Baez,ritenuto di fatto un complice prestanome, anch’egli processato e condannato alla medesima pena.
Cristina Fernandez Kirchner aveva anticipato più volte la sentenza, per ultimoalla vigilia, intendendo così dimostrare il carattere persecutorio del procedimento giudiziario. Di cui, in effetti, insigni giuristi, oltre ai suoi difensori in tribunale, hanno fin dall’avvio denunciato varie violazioni procedurali e di fatto. Lawfare, è il nome di questa giudizializzazione della politica.
Il sistema giudiziario argentino pur vantando una scuola di valore (con apporti storici anche italiani) e momenti di altissima dignità (come nei processi alla Giunta militare golpista del generale Jorge Videla, negli anni Ottanta del secolo scorso), da tempo attraversa pesanti contestazioni, faide interne e sospetti di politicizzazione che ne hanno compromesso il prestigio.
L’ultimo scandalo è legato proprio e specificamente al processo contro Cristina Kirchner. Un hackeraggio ha rivelato che il controverso giudice Julian Ercolini, che fin dall’inizio lo ha istruito, ha tentato di nascondere un viaggio in Patagonia compiuto qualche mese addietro con altri magistrati, politici avversari dichiarati dell’attuale governo e noti imprenditori. Una circostanza che quanto meno non accredita ai giudici quello spirito di terzietà che dovrebbe animarli.
- Come se Dio non ci fosse
di Raniero La Valle Cari amici, stiamo vivendo una svolta storica, carica di simboli e presagi, che nell’ultima settimana ha raggiunto probabilmente il punto di caduta più vicino all’abisso. Noi però abbiamo l’impressione che la fase stia cambiando e che forse nei prossimi mesi comincerà la risalita e torneremo a vedere la luce. Nell’incontro perContinua a leggere “Come se Dio non ci fosse” - Il duo Trump-Netanyahu in che catastrofe precipitano il pianeta?
Ennio Remondino su Remocontro La percezione della minaccia che incombe sul mondo sta diffondendosi oltre prevenzioni ideologiche o di schieramento. Trump-Netanyahu: uno dei due un criminale ricercato per crimini di guerra, e l’altro un caricaturale mancato Nobel per la pace che s’è fatto trascinare in una guerra catastrofica da cui la sua personalità disturbata nonContinua a leggere “Il duo Trump-Netanyahu in che catastrofe precipitano il pianeta?” - Giu le mani da Silvia Salis
In politica più che in altri settori della vita pubblica, montare e smontare il protagonismo degli aspiranti leader è sport diffuso tra i media. Sempre meno complicato che entrare nel vivo delle questioni e del dibattito in corso. Vale per chi è dentro come per chi è fuori. Simpatizzare suona meno impegnativo di partecipare, figuriamociContinua a leggere “Giu le mani da Silvia Salis” - Contro la guerra
da Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra” - La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’
Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’”
