Reader’s – 1 dicembre 2022. Rassegna web

Santissima

di Massimo Marnetto

E’ la più grande forma di criminalità organizzata del Paese: la santissima cosca degli evasori. Il suo fatturato di 140 miliardi è dieci volte quello della droga. E come ogni famiglia che si rispetti, impone il pizzo agli onesti. Ovvero ai contribuenti con ritenuta alla fonte, che pagano un’addizionale occulta per farsi carico del nero dei picciotti. Ma mentre vessa, la cosca si dichiara cristiana, prega la vergine e alza il rosario.

La santissima cosca degli evasori ha scalato talmente il potere, che è arrivata al Governo. E dal Palazzo condona i debiti fiscali dei suoi affiliati, aumenta l’uso del contante per non lasciare tracce di nero agli sbirri, non rivaluta le pensioni a chi ha pagato i contributi perché quelli non sono della famiglia. E il gran numero degli avvantaggiati, al passaggio dei boss si scappella e saluta deferente: baciamo le mani!


Camera, maxi-bonus di Natale per i deputati di 5500 euro: scoppia il caso

da lentepubblica.it

La notizia sta facendo velocemente il giro dei social e della Rete, finendo sui quotidiani e scatenando molte polemiche: alla Camera si materializza un maxi-bonus di Natale per i deputati di 5500 euro, per comprare tablet, telefoni e PC.

La notizia è stata inizialmente riportata da Repubblica e poi rilanciata da altri quotidiani come TPI e Open: il super emolumento sarebbe frutto di una determina firmata dai questori della Camera il 24 novembre scorso.

Inizialmente passata sotto silenzio adesso emerge con prepotenza nei meandri della rete perché è arrivato l’ok a questo imponente rimborso spese per i deputati che arriverà a dicembre.


Macron a Washington con le lamentele dell’Europa su guerra e prezzo del gas

Da Remocontro

Gli europei ormai accusano gli Usa apertamente: ‘state facendo profitti con la guerra’, scrive il Corriere della sera. ‘Non solo guadagnate dalla guerra nel cuore dell’Europa colpendo l’aggressore Russia, ma lo fate anche a spese nostre. Lo scontento sui prezzi ‘non amichevoli’ di gas e armi che poi gli Usa vorrebbero regalassimo all’Ucraina.

Unione europea sull’orlo di un conflitto commerciale con gli Usa

L’Unione europea in una corsa per evitare un conflitto commerciale con gli Stati Uniti, che rischierebbe di compromettere la non solidissima unità atlantica in piena guerra russa contro l’Ucraina con vecchie tentazioni protezionistiche in Europa. L’oggetto del contendere è «l’Inflation reduction act» di Biden, un piano da quasi 400 miliardi di dollari di sussidi per trasporti, energia e clima, adottato la scorsa estate dal Congresso e che entrerà in vigore all’inizio del 2023.

Costruito attorno al principio del “Buy American”, ‘comprare americano’, l’Inflation reduction act sta già provocando una fuga di imprese europee oltre l’Atlantico, alimentando il timore di una deindustrializzazione dell’Europa, già in atto a causa dalla crisi energetica. L’Ue ha chiesto all’Amministrazione Biden di poter beneficiare dello stesso trattamento riservato a Canada e Messico, le cui esportazioni e imprese sono sostanzialmente parificate a quelle americane.

L’Europa che si arrabbia

«Vogliamo che questo problema sia risolto rapidamente», ha detto ieri il ministro dell’Industria della Repubblica ceca, Jozef Sikela. Emmanuel Macron sta già usando l’Inflation reduction act per rilanciare la sua campagna europea ‘a favore dell’interventismo pubblico in nome della sovranità’, scrive il Foglio. Abbiamo bisogno di un ‘Buy european act”, ha detto il presidente francese a fine ottobre. Ed era una minaccia. Per la prima volta Macron sta trovando ascolto anche a Berlino, dove c’è paura per il settore auto. Il pericolo è una corsa ai sussidi, che l’Ue e i suoi stati membri non sono in grado di sostenere, a causa degli alti livelli di debito pubblico e della struttura del mercato interno. «Una corsa ai sussidi è un gioco molto pericoloso», ha spiegato Sikela: «Alla fine i vincitori potrebbero trovarsi in un altro continente: non in Europa e non in America».

La Cina è vicina e la Germania s’è già mossa, il segnale sottinteso. Protezionismo Usa in violazione degli accordi internazionali sulla libera concorrenza, denuncia l’Europa (ieri Massimo Nava su Remocontro).

L’Europa non troppo allineata, protezionismo Usa e furberie

«Diversi capi di Stato e di governo, compresa la premier italiana Giorgia Meloni, hanno sollevato le due questioni negli incontri bilaterali con Joe Biden, a margine del G20 a Bali, il 15 e 16 novembre», segnala Sarcina sul Corriere della Sera. Ucraina-Russia, Gas e sussidi ovviamente  al centro dell’incontro tra Biden e Macron hanno una lunga agenda per il loro incontro alla Casa Bianca, compreso il programma nucleare iraniano, il crescente attivismo della Cina nell’Indo-Pacifico e le preoccupazioni per la sicurezza e la stabilità nella regione africana del Sahel, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi e francesi.

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L’uomo e la legge

di Giovanni Lamagna

Non ci sono dubbi che il godimento senza Legge, senza cioè limiti e confini, porta alla “distruzione della vita”, cioè alla morte. Così come affermato da Lacan prima e, sulla sua scia, da Recalcati poi (vedi “La legge della parola”; 2022 Einaudi; pag. 33). E, però, chi stabilisce il limite, il confine al godimento; in altre parole chi instaura la Legge?

A mio avviso, non può essere un’autorità esterna; non può essere manco Dio; meno che mai possono esserlo gli uomini, per quanto nella forma organizzata della società. In ultima istanza, allora, la Legge, l’unica Legge a cui siamo tenuti ad obbedire, è la Legge della propria coscienza.

Che – sia ben inteso – non è l’anarchia, il caos dell’assenza di leggi; come qualcuno (superficialmente) potrebbe intenderla; ad esempio, il principe Ivan, quando ne “I fratelli Karamazov” afferma: “se Dio non esiste, allora tutto è possibile”.

Perché la Legge della propria coscienza, se rettamente intesa e, soprattutto, se ascoltata e seguita, può essere molto più severa di qualsiasi altra Legge che proviene dall’esterno; fosse anche la Legge di Dio.

La Legge che ci è imposta dalla nostra coscienza è, infatti, null’altro che la presa d’atto della Realtà, è la legge freudiana del “principio di realtà” che si oppone al “principio del piacere”. E’, quindi, la coscienza del limite: il limite costituito dall’impossibile: a me piacerebbe volare gettandomi dal balcone, ma ciò non mi è possibile; se lo facessi, mi sfracellerei.

Il limite costituito dalla presenza/esistenza dell’Altro: la mia libertà finisce dove inizia quella dell’Altro. Se voglio, infatti, entrare in relazione con l’Altro, devo accettarne l’esistenza, accoglierne la presenza; e queste rappresentano oggettivamente un limite alla mia libertà, non solo un dono d’amore potenziale.

Inoltre, se – come afferma Gesù – è la Legge al servizio dell’uomo e non l’uomo al servizio della Legge, allora davvero l’unica Legge a cui l’uomo deve obbedire è quella che gli detta la propria coscienza. Il che non vuol dire che l’uomo possa e debba prescindere dalla Legge di Dio e manco da quella degli uomini.

Vuole dire che ogni legge (quella stabilita dagli uomini e persino quella attribuita all’autorità divina), prima di essere da noi osservata, deve (o, meglio, dovrebbe) passare al vaglio della nostra coscienza. Che in ultima analisi, quindi, è l’unico parametro che può definire il confine tra la legge giusta e la legge ingiusta.

Perché anche questo bisogna dire: non tutte le leggi stabilite dagli uomini, persino quelle che gli uomini attribuiscono all’autorità di Dio, sono giuste. Molte leggi, un tempo giudicate giuste e insindacabili, si sono rivelate poi, col trascorrere del tempo storico, ingiuste e quindi da superare, anzi rinnegare e persino condannare.

Pensiamo alle leggi che riconoscevano la schiavitù o la disparità tra i sessi; o anche alle usanze (in qualche modo divenute leggi: del costume di una società, se non del suo diritto positivo) che antepongono la forma alla sostanza.

La Legge, le leggi, non vanno dunque viste come principi insindacabili, a cui bisogna obbedire sempre e comunque. In altre parole, come diceva don Lorenzo Milani, “l’obbedienza non è più una virtù”; affermazione che io chioserei così: “l’obbedienza non è sempre una virtù”.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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