“Quella che prima dell’invasione dell’Ucraina era un’emergenza ambientale, ora è stata rimossa” scrive oggi Marnetto, “Si torna al carbone, al nucleare, al gas (liquido): e la transizione ecologica? Può attendere. Ora c’è la guerra e il tema della sorte del pianeta viene accantonato, nonostante le proiezioni climatiche siano orientate ai drammatici 2 gradi di incremento del riscaldamento globale, che porterebbe al declino irreversibile del pianeta…. La desertificazione di Mariupol bombardata ci impressiona più dell’estensione del Sahara. Gli orrori della guerra nascondono gli errori del consumo dei fossili. Così, ci siamo tutti rinchiusi nel bunker mentale dell’oggi. E mentre aspettiamo la pace, anche Greta tace”. Poi l’instancabile Massimo prende carta e penna e propone agli ambasciatori di Svezia e Norvegia di “porre l’ipotesi di rinunciare alla Vostra richiesta di adesione all’Alleanza Atlantica, a condizione che si apra una trattativa di pace tra Russia e Ucraina, con immediata cessazione delle ostilità.”
Resta il fatto che, NATO o non NATO, diventa ogni giorno più difficile stabilire quanto i governi europei , il nostro compreso, siano anche militarmente coinvolti nella guerra. Lo si capisce anche da quanto si legge oggi su Remocontro dei
Droni spia della Nato anche sull’Ucraina ora operativi da Sigonella.
A Sigonella diventa pienamente operativo l’Alliance Ground Surveillance, l’AGS, il sistema di sorveglianza terrestre dell’Alleanza Atlantica forte di cinque grandi droni spia. A svelarlo è il colosso aerospaziale statunitense Northrop Grumman, ideatore e principale costruttore dell’AGS.
Rivelazione di un certo imbarazzo per l’Italia, di fatto coinvolta indirettamente nel conflitto. Nella base militare siciliana sarebbero operativi cinque ‘Global Hawk’ della Nato oltre ai quattro già presenti nella stazione aeronavale della Us Navy lì accanto, e oltre ai predator italiani e statunitensi, armi d’attacco.
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Pubblicato da nandocan
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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