Donbass, la regione russofona dell’Ucraina, dove è già guerra interna

Piero Orteca su Remocontro, 15 marzo 2022

Ucraina, sul filo del rasoio. Il governo del Donbass ordina l’evacuazione di tutti i civili. Autobomba in centro a Donetsk. L’Osce: tregua violata da ribelli ed esercito ucraino. scambio di proiettili e di accuse degli ultimi giorni, e le autorità della città ribelle di Donetsk hanno deciso di evacuare gran parte dei civili poche decine di chilometri a est, oltre il confine con la Russia, e hanno anche chiesto agli uomini in grado di farlo di prendere le armi e di restare per difendere quel che le donne e i bambini devono lasciarsi alle spalle.

Scambio di accuse e di bugie

La pericolosa partita di poker, che si sta giocando sulla pelle dell’Europa, si svolge tutta in un angolo dell’Ucraina dimenticato dal Signore: il Donbass. Per l’esattezza, in quello “spicchio” della regione dove la minoranza russa diventa maggioranza, lungo un asse che porta dalla città di Donetsk a Luharsk. Finalmente, a questa conclusione ci sono arrivati anche gli analisti e gli strateghi che dettano i tempi ai leader dell’Occidente. Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco (una nemesi della storia), l’orientamento diplomatico che sembra sia scaturito, è quello di punire la Russia con pesanti sanzioni, anche se non dovesse attaccare direttamente l’Ucraina. In molti pensano che Putin stia scatenando una guerra “asimmetrica”, che punta su una sollevazione generale dei ribelli del Donbass. Questo è anche il parere della Ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock. Oltre a un utilizzo massiccio della “guerra informatica”, si dice che Putin voglia praticamente “ingessare” il governo di Kiev, paralizzando le infrastrutture del Paese, per costringerlo a riconoscere l’autonomia dell’autoproclamata DNR, la “Repubblica Popolare del Donbass”. Di fatto una sua enclave, da poter utilizzare anche come moneta di scambio, per la vecchia e spinosa questione della “Nato ante portam”.

L’allarme dei media russi

A un certo punto tutti i media russi hanno diffuso la notizia di un attacco, contro un edificio “governativo” dei ribelli a Donetsk. Il fatto era stato preceduto da un ordine di evacuazione di massa di migliaia di cittadini verso Rostov (Russia), da parte del leader della Repubblica separatista, Denis Pushilin. Cosa che aveva già fatto pensare al peggio. La DNR abbraccia quasi 10 mila kilometri quadrati di territorio che, dal 2014, è stato scosso da una sanguinosa ribellione, sostenuta da Mosca, che finora ha fatto circa 15 mila vittime fra i diversi schieramenti. Nella regione, prima della guerra civile del 2014, abitavano 6 milioni di persone. Oggi ne restano circa 3. Sono i più poveri e i più fragili, quelli che non ce l’hanno fatta a emigrare perché sono vecchi e malati. E infatti, quasi il 40% della popolazione è pensionato. Abbiamo detto “ribellione”, ma forse sarebbe il caso di parlare, più esattamente, di “guerra asimmetrica”, viste le caratteristiche del conflitto. Ora, senza entrare troppo nel merito delle origini della crisi ucraina, senz’altro più complesse e meno facili da spiegare di quanto possa sembrare a prima vista, una riflessione va fatta sul ruolo che potrebbero avere le forze ribelli. E, soprattutto, sulla loro capacità di “impegnare” l’esercito di Kiev, senza la necessità di un sostegno militare diretto da parte di Putin, almeno in prima  battuta.

Operazione ‘false bandiere’

Quella che gli americani chiamano operazione “false flag” (cioè, bandiera falsa), e che sarebbe un incidente fabbricato “a tavolino”, un’autoprovocazione studiata dal Cremlino per potere aggredire l’Ucraina, va reinterpretata. Perché, prima che un massiccio intervento russo, forse Putin cerca una vera battaglia tra gli “indipendentisti” di Donetsk e i militari di Kiev. Con quasi 200 mila soldati di Mosca a ridosso del confine, a circondare completamente la sua ex Repubblica, dubitiamo che l’esercito ucraino potrebbe essere rischierato tutto nel Donbass. Insomma, più che per un’invasione, Putin potrebbe utilizzare il suo imponente schieramento come arma di ricatto. E lasciare i ribelli a fare il “lavoro sporco”, rifornendoli non solo di sistemi d’arma avanzatissimi, ma anche di “consiglieri” militari e, magari, di specialisti “spetsnaz”, i temibili “commandos” russi, che potrebbero operare, loro sì, con “false flag”. Questa è un’ipotesi. L’altra potrebbe essere quella di “sacrificare” qualche migliaio di ribelli, e poi intervenire “per scopi umanitari”. Occupando, comunque, solo la parte orientale del Donbass, ma senza annetterla, come era stato fatto con la Crimea.

Donbass autonomo dentro l’Ucraina

Il Donbass deve restare autonomo, dentro l’Ucraina, come spina nel fianco a rappresentare gli interessi di Mosca. Valutazioni di questo tipo, però, non possono prescindere da un’analisi dell’effettiva capacità militare della Repubblica di Donetsk. Bene, secondo fonti di Kiev, i ribelli, fino a poco tempo fa, avevano 35 mila uomini, 481 carri armati, 914 veicoli da combattimento corazzati, 720 pezzi d’artiglieria e 212 sistemi multipli, tra lanciarazzi e lanciamissili. Questo prima che precipitasse ulteriormente la crisi. Era già tanta roba. Ma adesso, con tante armi arrivate a Kiev da occidente, qualcosa anche dalla Russia sarà certo arrivato.

Gli ucraini avevano denunciato attacchi dei ribelli sin dalla mattina. Secondo quelli di Donetsk i bombardamenti sul loro territorio sono stati almeno trenta. L’Osce registra da giorni centinaia di violazioni del cessate il fuoco. Non è la guerra, ma la tensione militare non era così alta dal conflitto del 2014.

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