Questa volta vale la pena di pubblicarla per intero la newsletter dell’amico Raniero sul sito dell’associazione che segue e dirige. Per la verità i più anziani tra noi, impegnati a sinistra, si sono sempre lamentati anche nella seconda metà del secolo scorso e anche dopo la fine della guerra fredda della subalternità “atlantica” dell’Italia agli Stati Uniti e al blocco occidentale. Ma la sempre proclamata “fedeltà all’alleanza” non ha impedito ai più autorevoli politici di allora di svolgere in varie circostanze un ruolo politico attivo di collaborazione e di pace con il “terzo mondo” a noi più vicino e perfino con i paesi del blocco orientale. E dall’altra sponda del Mediterraneo si guardava all’Italia con simpatia e amicizia. Oggi invece…sono cambiati i governi oppure gli italiani? Leggo sul Manifesto che “ieri ha fatto il giro della rete la caricatura che l’attivista israeliana Sigal Avivi ha postato su Facebook, in cui si vede Salvini che viene “sbiancato” nella “lavatrice Yad Vashem”. Il passaggio per il Memoriale dell’Olocausto di Gerusalemme, afferma l’attivista, «è usato da Netanyahu per trasformare in sinceri amici di Israele personaggi che si sono distinti non solo per gli attacchi a profughi e richiedenti asilo ma anche per atteggiamenti e dichiarazioni antisemite. La memoria della Shoah – aggiunge Avivi – non deve essere manipolata per gli interessi politici di Netanyahu. Esorto i responsabili dello Yad Vashem a non permettere questo uso distorto del Memoriale». Avivi oggi parteciperà con altri israeliani a una protesta contro Netanyahu e l’arrivo di Salvini al Memoriale dell’Olocausto.(nandocan)
***di Raniero La Valle, 11 dicembre 2018 – Care Amiche ed Amici, quando la famigerata “casta” dei politici governava il Paese, l’Italia uscita a pezzi dalla guerra era completamente in mano alla NATO e agli Stati Uniti e vigilata dagli alleati europei più di quanto non lo sia oggi nell’Unione Europea. Eppure l’Italia grazie a uomini come De Gasperi, Mattei, Moro, Fanfani e perfino Andreotti, riuscì a fare una politica estera con alti margini di indipendenza e a modificare gli equilibri politici nel Mediterraneo; Mattei ruppe il monopolio delle “Sette Sorelle” petrolifere che si mangiavano tutti i profitti del petrolio arabo, restituì l’indipendenza all’Iran dello Scià e aprì la stagione del risveglio dei popoli arabi; Fanfani e La Pira (e Lercaro a Bologna) misero in crisi l’omertà nei confronti della guerra americana nel Vietnam e concorsero a liberare la coscienza dei giovani che approdarono al ’68 “antimperialista” e al pacifismo; Moro negoziò con i palestinesi l’immunità dell’Italia dalle operazioni violente irredentiste e terroriste della resistenza palestinese mentre l’Italia, restando in perfetta lealtà con Israele, riconosceva di fatto lo Stato di Palestina e gli faceva aprire un’ambasciata a Roma; Craxi affrontò gli americani a Sigonella in nome della sovranità italiana e del diritto internazionale; Andreotti fece una politica mediterranea di pace giungendo a proporre al collega francese, su sollecitazione di un Convegno internazionale svoltosi a Montecitorio, un ingresso simultaneo di Israele e della Palestina nell’Unione Europea, cosa che avrebbe posto termine a quel disperato e mai più risolto conflitto; e con Berlinguer l’intera cultura politica italiana concepì una conciliazione degli opposti che, con l’eurocomunismo e “il caso italiano”, avrebbe potuto aprire una stagione del tutto nuova nei rapporti mondiali alla caduta del muro di Berlino. Naturalmente l’Italia pagò dei costi, e se ne pagano ancora:le basi militari americane da nord a sud del Paese, i missili nucleari in Sicilia, Gladio, la scellerata partecipazione alla guerra del Golfo e poi a quella jugoslava, e ci fu chi pagò con la vita, Mattei, Moro, vittime sacrificali, e anche Berlinguer percosso (“ictus”) dalla sua passione morale e politica.
Adesso, proprio quando si pretende che sia “prima l’Italia”, l’Italia non c’è.Non c’è tra i firmatari del Trattato dell’ONU per la interdizione delle armi nucleari, non c’è più con l’operazione “Mare nostrum” e ormai neppure con le ONG per salvare i naufraghi nel Mediterraneo, non si è ricordata il 10 dicembre del settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non c’era a Marrakech quel giorno per la firma del patto mondiale contro la rottamazione e il bruciore della Terra,né si è ricordata dei genocidi in corso, quello dei Rohingya laggiù e dei migranti qui sulle vie di fuga dalla Libia e dagli altri inferni provocati da noi.
Né si dica che ciò è a causa del populismo che governa l’Italia.Non è il populismo, che è il modo spregiativo per dire “popolo”, ma l’irrealtà che oggi governa l’Italia e la rappresenta sui media, il popolo non vuole affatto la guerra nucleare né la distruzione della Terra, né lo straripamento delle acque, né i naufraghi ributtati in mare o nelle loro prigioni, né i genocidi comunque camuffati. Ma se il verbo rimesso in auge e veicolato nella cultura comune è di nuovo quello dei ghetti e del razzismo, è facile che dal popolo sgusci qualche mentecatto che svelle le “pietre d’inciampo” incastonate contro l’antisemitismo nelle strade di Roma.
Intanto Amnesty International pubblica il suo rapporto 2017-2018 in cui si documentano tutte le violazioni dei diritti umani di cui la Repubblica italiana già nel 2017, governando Gentiloni, si era resa colpevole. La speranza è pertanto che l’Italia ritorni. Con i più cordiali saluti, http://www.chiesadituttichiesadeipoveri.it
