
Se un Dio esistesse, non credo che potrebbe essere turbato da una caricatura e neppure da una bestemmia. Ma chi crede all’amore del prossimo o anche soltanto alla pace come a valori da custodire e rispettare per il bene dell’umanità non può identificarsi (Je suis Charlie) con quanti di fatto li ostacolano, sia pure in nome di un altro valore importante come la libertà. Perché è vero che un dio inferocito che fugge con le vesti insanguinate e un fucile a tracolla potrebbe rappresentare, piuttosto che Allah o un Padreterno ebraico-cristiano, il fanatismo assassino dei suoi devoti. Ma chi lo accosta, senza distinzione alcuna, alla fede dei credenti nelle tre religioni di Abramo, sa anche di urtare profondamente la sensibilità, se non di tutti, di buona parte tra loro. E mentre si affaccia nel Mediterraneo la tragica realtà di una guerra, tanto sanguinosa quanto assurda, condotta pretestuosamente “in nome di Dio”, non mi pare davvero intelligente, umanamente e politicamente, contrapporre un culto “religioso” della libertà a quella “verità” condivisa, giusto o sbagliato che sia, da miliardi di abitanti, per la maggioranza pacifici, di questo pianeta. Ecco perché, pur rinnovando la mia solidarietà alle vittime del massacro parigino, continuo oggi a ripetere: “Je ne suis pas Charlie”(nandocan).
***CHARLIE HEBDO E LA SATIRA CHE NON DEVE ESSERE MAI OSCURATA*
di Anna Cerofolini, 6 gennaio 2016 – Tutti schierati contro l’ultima copertina di Charlie Hebdo, realizzata a un anno dall’attacco terroristico alla sede del giornale satirico francese in cui morirono 12 innocenti: un addetto alla portineria, otto giornalisti, due poliziotti e un invitato alla riunione di redazione.
Un dio con un Kalashnikov in spalla, le vesti intrise di sangue e una scritta che recita “L’assassino è sempre in fuga” ha tramutato i liberi pensatori in ” je ne suis pas Charlie”, eppure la linea del giornale è da sempre la stessa: Liberté, liberté, liberté.
“Si coglie il triste paradosso di un mondo sempre più attento al politicamente corretto al punto da sfiorare il ridicolo” così il commento dell’Osservatore Romano a proposito della copertina di Charlie Hebdo a cui si aggiunge la protesta della comunità islamica: “Colpisce tutti i credenti delle diverse religioni”
Irriverente, dissacrante, sconvolgente, feroce Charlie Hebdo sulla libertà di espressione e sui suoi limiti non ha mai nutrito alcun dubbio, neanche nell’istante delle più profonde ferite la poesia sconveniente delle matite francesi è rimasta silente, impensabile scegliere di farlo ora.
Il ricordo del cielo dimezzato in cui sopravvivono le ali di Cabu, Charb e Wolinski alla maniera aspra, impertinente e impenitente accende il mondo in cui la satira non può essere oscurata, liberté, liberté, liberté una volta, sempre.
*da articolo 21, il grassetto è di nandocan

Io invece continuo a essere per ‘Je suis Charlie’, Nando.
Perché non è certo la religione quella contro cui punta il dito la vignetta, ma di certo condanna quei sacerdoti che in nome della stessa propugnano una soluzione cruenta e inumana di un confronto secolare.