Editoria: Siddi, “2 settimane decisive per contratto”

giornaliNon è probabilmente colpa di Siddi e di chi l’ha preceduto, ma osservazioni come queste potrebbero ahimè essere pubblicate col copia e incolla di quelle fatte alla vigilia dei precedenti rinnovi, dall’epoca ormai remota di Serventi Longhi ad oggi (nandocan)

****da articolo 21, 19 maggio 2014 – “Non è esercizio facile, ma non rinnovare il contratto sarebbe devastante per i precari equilibri del sistema dell’editoria e per il lavoro giornalistico, pilastro essenziale per la qualificazione di questa attività industriale”. Lo ha detto il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, intervenendo a Bolzano per l’assemblea del sindacato regionale dei giornalisti del Trentino Alto Adige.“Le prossime due settimane – ha detto – saranno decisive, poi ciascuno dovrà  fare i conti e assumersi le sue responsabilità ”. Secondo Siddi, “i sentieri che possono portare a un accordo con caratteri di essenzialità  e di avanzamento sono stretti, ma le rappresentanze dei giornalisti e degli editori devono assumersi le responsabilità  di percorrerli fino in fondo, anche innestando azioni positive con il governo per l’attuazione di quanto previsto dal fondo straordinario per l’editoria”. Il segretario Fnsi ha detto che “le fughe dalla realtà  possono essere stimolanti per chi nei due campi avrebbe l’aspirazione a bloccare tutto. Senza contratto rinnovato, aperto finalmente a una regolamentazione del lavoro autonomo, indirizzato a promuovere e stimolare nuova occupazione in un patto generazionale vitale, attento a incidere subito per la salvaguardia degli istituti di protezione sociale e di previdenza, ci sarebbero molti rischi di instabilità  e grave incertezza”. “E chi, tra gli editori, – ha proseguito – immagina di poter fare a meno del contratto subirebbe rapidamente effetti dirompenti dalla rottura di uno dei pochi punti regolatori della stessa concorrenza del mercato editoriale che sono assicurati dalla convenzione collettiva del lavoro”. “Oggi – ha concluso Siddi – non è fuori luogo l’appello a stringere i tempi e non lasciare nulla di intentato nell’illusione che tutto possa fermarsi senza che nulla cambi. Con una situazione del genere il cambiamento potrebbe essere amaro per tutti”. Il presidente Fnsi Giovanni Rossi ha sottolineato “l’impegno particolare nel corso della trattativa per il tema del lavoro autonomo, considerato dal sindacato una delle priorità su cui lavorare, rispetto al quale la legge sull’equo compenso pone ad entrambe le parti scadenze ravvicinate, tenendo conto che la legge prevede la decadenza della commissione (convocata per il 26 maggio) a 36 mesi dall’approvazione della legge stessa”. Il sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige sostiene gli sforzi della Fnsi per il rinnovo del contratto nazionale. <!– –> 19 maggio 2014

 

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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