“Potremmo immaginare un sistema in cui da una parte i rappresentanti dei dipendenti avrebbero il 50% dei voti in tutte le imprese, comprese le più piccole, dall’altra la quota dei diritti di voto detenuta dal singolo azionista (del 50% dei diritti di voto riservati agli azionisti) non possa, nelle aziende abbastanza importanti, superare una certa soglia”.
Il capitalismo non ha nulla di naturale
Nelle società per azioni sono gli azionisti o disporre legalmente dell’intero potere, con diritti di voto proporzionali al numero di azioni detenute. Potremmo dire che il senso del capitalismo sta tutto qui, ma il fatto è che si tratta di un dispositivo istituzionale specifico, che non ha nulla di naturale e si è imposto solo gradualmente, nel quadro di circostanze e rapporti di forza specifici.
In teoria, sono concepibili norme affatto diverse. Niente, per esempio, garantisce che gli azionisti abbiano più competenze del salariato aziendale per poter dirigere l’azienda, né che, a lungo termine, siano più coinvolti nel progetto economico che la stessa azienda porta avanti.
Il sistema detto di “cogestione”
In Germania, il sistema detto di “cogestione” (chiamato pure “codeterminazione”) consiste nella ripartizione dei seggi negli organi che dirigono le imprese (consiglio di amministrazione o di vigilanza) nella proporzione 50-50 tra i rappresentanti dei dipendenti e degli azionisti il sistema fu introdotto nel 1951 nei settori dell’acciaio e del carbone, poi esteso nel 1952 all’intero complesso delle grandi aziende (senza distinzione di settori).
Dispositivi analoghi vennero adottati in Austria, Svezia, Danimarca, Norvegia, dove le norme vengono applicate anche alle piccole e medie imprese. La cogestione risulta invece poco estesa al di fuori dell’Europa germanica e nordica.
La proprietà come un diritto assoluto e naturale
Viceversa, parecchi paesi tra cui la Francia hanno mantenuto, nei loro testi di riferimento, una definizione della proprietà vista come un diritto assoluto e naturale, quello formulato alla fine del XVIII secolo, per cui l’adozione di norme di cogestione alla tedesca, senza una revisione costituzionale, avrebbe avuto forti possibilità di essere contestata davanti ai giudici.
Il socialismo partecipativo e la condivisione del potere
Potremmo immaginare un sistema in cui da una parte i rappresentanti dei dipendenti avrebbero il 50% dei voti in tutte le imprese, comprese le più piccole, dall’altra la quota dei diritti di voto detenuta dal singolo azionista(del 50% dei diritti di voto riservati agli azionisti) non possa, nelle aziende abbastanza importanti, superare una certa soglia.
Il sistema di “socialismo partecipativo” qui descritto ha un unico obiettivo: quello di illustrare l’enorme diversità dei sistemi economici possibili. Sulla base delle esperienze storiche di cui disponiamo, è evidente che l’adozione di un tale sistema esigerebbe una fortissima mobilitazione popolare.
A parte la questione della cogestione, va ripensato a livello europeo e transnazionale il complesso dei diritti sindacali, agevolando l’adesione e la partecipazione dei dipendenti.
