Zavoli, il cronista poeta


Festeggio anch’io i novant’anni di Sergio Zavoli. “I giardini di Abele”, con cui Renato Parascandolo e Articolo 21 ricordano la sua lunga e fortunata carriera di giornalista e scrittore (per il video cliccare qui sotto) , non è solo uno dei suoi documentari più belli, è anche la commovente testimonianza  di un tempo davvero straordinario, che si apriva alla promessa di un’età nuova. E per me il tempo in cui personalmente vivevo, alla scuola di Sergio Zavoli, nella prestigiosa redazione di TV7, i primi entusiasmi del mestiere di giornalista televisivo. Al maestro di allora la riconoscenza e gli auguri affettuosi di nandocan
.

di Renato Parascandolo, 21 settembre 2013* – Oggi festeggiamo Sergio Zavoli scrittore, storico e saggista, Zavoli cronista e inviato di guerra, Zavoli giornalista televisivo e direttore di giornali, Zavoli Presidente della Rai e uomo delle istituzioni, ma anche – e vorrei dire prima di tutto – Zavoli poeta. Poesia non è soltanto il trittico pubblicato da Mondadori nello Specchio – L’orlo delle cose, La parte in ombra e L’infinito istante – ma poesia è anche Diario di un cronista, una serie in cinquantacinque puntate che Sergio ha realizzato per Rai Educational negli anni in cui ne ero il direttore, risistemando sequenza per sequenza, appartato in una moviola per oltre un anno, tutti i suoi “servizi”. Quel che più colpisce di questo “diario” tra cronaca e storia è la difficoltà ad assegnare un genere al “pezzo” cha hai appena visto, perché ti accorgi che non è possibile inquadrarlo nelle consuete etichette di “inchiesta”, “documentario”, “reportage”: termini riduttivi e inadeguati per designare un’opera intrisa di poesia e di  impegno civile, da inscrivere, piuttosto, in quel filone del “cinema del reale” che va da Dziga Vertov al neorealismo italiano.Carlo Bo ebbe per la poesie di Zavoli espressioni di commossa ammirazione: “Le sue poesie non rientrano nel quadro delle esercitazioni letterarie più o meno suggestive, come assicurano il tono teso della voce, l’orecchio sordo alle mode, il rifiuto di alchimie adescanti, l’assenza di ogni lenocinio”. Queste parole sono una perspicua caratterizzazione del suo modo di fare televisione, di dare cuore a un mondo senza cuore. Zavoli è maestro nello svelare pieghe di umanità nelle tragedie della storia trattando con lo stesso sentimento di rispetto i dannati della terra e i grandi della terra: quelli che valgono, non quelli che contano.

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