Chi fonda un partito premette sempre che non vuole fondare un partito. L’ha detto chiaramente anche Elly Shlein, nell’incontro ”Visione comune”, svoltosi nella periferia romana, per dare voce alla diaspora dell’attivismo di sinistra, in cerca di giustizia ambientale e sociale. Tutti temi e persone che hanno un disperato bisogno di rappresentanza. ”Ci siamo già noi e vi promettiamo di occuparci di voi, basta che non fate un altro partito” è stato questo il messaggio subliminale che Conte e Letta hanno inviato alla kermesse, snocciolando tutte le cose di sinistra fatte e da fare. Un risottino in bianco a confronto dei temi sollevati dai ”mille” presenti e collegati: lavoro non più precario e sostenibile, salario minimo, tutele del lavoro digitale, orario ridotto con lo stesso salario, lotta alle discriminazioni di genere e per l’estensione dei diritti civili, sviluppo delle energie rinnovabili, lotta alla povertà educativa. Roba costosa: e i soldi? Tasse alle multinazionali e lotta all’evasione fiscale.
E adesso? Ci sarà lo sciogliete le fila del ”Non perdiamoci di vista” di Moretti, quando a San Giovanni i Girotondi decisero la provocazione dell’autoscioglimento? O sono iniziate le selezioni per imporre a Conte e Letta – in cambio dell’impegno a non fare un altro partito – candidati ”indipendenti” di estrazione ambientalista e attivista da lanciare nelle loro liste alle prossime elezioni? La Shlien – forte della sua credibilità e consenso – non ha mire personali, né si è sbilanciata su come dare rappresentanza a questo vasto mondo dell’astensionismo critico. Il rischio di fare un altro ”Potere al popolo” esiste e gli organizzatori di Visione comune lo hanno ben presente. Ma tutta questa domanda di giustizia sociale e ambientale chiede radicalità pratica. Che ancora la sinistra non ha espresso.
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