Unità o chiarezza

Massimo è per la “chiarezza divisiva”, io credo che ci si debba distinguere quando sono in ballo valori fondamentali come la libertà e la giustizia sociale, mantenendo tuttavia il dialogo e un costruttivo confronto perché nessuno ha la verità in tasca e perché la politica del “tutto o niente” in democrazia non è mai stata utile neppure alle minoranze che intendiamo rappresentare. Ciò non toglie che diffidare di Renzi sia diventato ormai un obbligo morale per chi non voglia perdere la fiducia dell’elettorato di sinistra. (nandocan)

di Massimo Marnetto

In politica funziona meglio la vaghezza unitaria o la chiarezza divisiva? Tradotto: la Schlein fa bene ad essere vaga su Renzi per ottenere il suo sostegno sperando di non perdere i voti degli elettori PD di buona memoria; o dovrebbe dire un sì o no chiaro sulla questione rinunciando a qualcosa? Io sostengo la chiarezza divisiva. Sicuramente si perde un potenziale alleato (Renzi), ma non i voti di chi – come me – pensa che Renzi non sia di sinistra, visto che il narcisismo è sempre di destra (un narcisista che si dichiari di sinistra è un truffatore). 

Non solo, una Schlein netta nel rifiutare alleanze con il politico toscano guadagnerebbe in credibilità, elemento che le darebbe l’energia necessaria al cambiamento di un partito ancora in transizione verso sinistra, a causa di reduci renziani incistati nel suo corpo. Certo, ci sarebbe un calo fisiologico iniziale, ma la chiarezza ripaga con gli interessi e in tempi brevi. Un partito con una linea chiara cresce perché manda messaggi leali. E la gente vota solo chi si fa capire.


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