Un cortocircuito nel “giorno della memoria”

Certo, l’orrore dei lager nazisti – che non dovremo mai scordarci di ricordare a noi stessi e ai nostri figli e nipoti – non può essere paragonato al dramma dei palestinesi. Ma da oltre cinquant’anni questo popolo è costretto a pagare, quasi fosse un capro espiatorio, il prezzo di quell’orrore, di cui noi europei – e non loro – portiamo la responsabilità. Ho molto apprezzato il discorso tenuto stamani dal Presidente Mattarella, che ha condannato il perdurare dell’antisemitismo “che molti confondono con l’antisionismo”. Perché proprio su questa confusione si basa la pressione del governo Netanyahu sulle comunità della diaspora e più in generale sulle democrazie occidentali perché chiudano un occhio sulla politica degli insediamenti di coloni nei territori occupati (altre 160 case in un decreto governativo di ieri). , a spese non solo dei palestinesi ma di quanti, in M.O. e altrove, subiscono le conseguenze di un conflitto di cui non si vede la fine. La giaculatoria dei “due stati per due popoli” viene ipocritamente ripetuta anche da chi opera quotidianamente per allontanare questo obbiettivo. Averlo permesso ha rappresentato probabilmente il più grave fallimento della politica estera di Obama. Tanto più che a questa arrendevolezza americana nei suoi confronti il governo di Netayahu risponde oggi con arroganza. Perché è davvero sconcertante che, mentre Stati Uniti ed Europa si accordano con l’Iran per sconfiggere Daesh, il ministro israeliano della difesa Moshe Yaalon dichiari che “dovendo scegliere tra Stato islamico e Iran sarebbe preferibile lo Stato islamico” (nandocan).

***da Massimo Marnetto, 27 gennaio 2016 – C’è un cortocircuito oggi, nel “giorno della memoria” dell’Olocausto, tra gli ebrei di ieri e gli israeliani di oggi.

I perseguitati e sterminati di ieri sono oggi nella posizione opposta di uno stato che perseguita i palestinesi, toglie loro terra e dignità con continue occupazioni violente, per realizzare insediamenti abusivi. E se l’ONU condanna queste violazioni – come l’ultima colonia di Carmiel vicino ad Hebron in pieno territorio palestinese –  il governo israeliano ostenta arroganza e accusa Ban Ki-moon di “incoraggiare la violenza”. E’ triste constatare come neanche un passato così tragico  vaccini il presente. Ma questo cortocircuito è solo apparente. Perché dobbiamo comunque tenere distinte le due circostanze e condannare con forza  l’anti-semitismo compensativo, di chi schiaccia in un unico giudizio le due fattispecie così distinte e distanti.
Fare memoria dell’Olocausto è un dovere, perché nella persecuzione degli ebrei è stata violata l’umanità di tutti gli uomini. Ma occorre che anche i palestinesi imparino ad usare la potenza del rito e istituiscano presto il giorno della loro memoria, per ricordare il loro dramma e farne un’occasione – solenne e universale – di riflessione per tutti i perseguitati, scacciati dalle loro case e privati della loro terra  dalla violenza dei più forti. 
Sperando, tra cento anni, di non vederli uniti ad Israele occupare anche loro le terre dei vicini.

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