Incendiare un testo sacro

di Massimo Marnetto

Sono d’accordo con la legge danese, che ha introdotto il divieto di bruciare testi sacri, a seguito di manifestazioni dove è stato dato alle fiamme il corano. Qui non viene messa in discussione la laicità dello Stato – valore imprescindibile per la democrazia – ma il dovere di rispettare la sfera spirituale di ogni credo. I testi sacri sono il concentrato dei valori essenziali di una comunità, che vengono sublimati come indicazione divina.  Tutto il  bene, il saggio, la protezione e la consolazione stanno in quelle pagine, che hanno una funzione essenziale nell’identità e nella coesione dei credenti. 

L’antropologia ha accertato da tempo come già una piccola comunità – in ogni latitudine – senta tra i suoi bisogni più impellenti quello di dotarsi di divinità e di riti di congiunzione umano-divino. Tutto questo patrimonio di riflessione e sublimazione va rispettato, con il solo limite dei diritti costituzionali, che in caso di contrasto devono prevalere. Poi, ognuno ha il diritto di non credere a una o più religioni; ma incendiare un testo sacro è un’aggressione contraria al principio di pacifica convivenza.


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