La laicità dello Stato può coesistere con la multiculturalità nel mondo di oggi? La risposta positiva potrebbe apparire ovvia se la domanda non fosse legittimata da alcune decisioni anche recenti del governo francese in merito al comportamento degli immigrati, ad esempio per quanto riguarda l’abbigliamento. La più recente quella della messa al bando dell’abaya, tradizionale abito femminile islamico, dalle scuole pubbliche, che riapriranno i battenti il 4 settembre. «Quando si entra in una classe – ha dichiarato il ministro della pubblica istruzione Attal – non si deve poter identificare la religione degli alunni guardandoli»
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Umiliare le donne nel nome di un dio
Marnetto, a differenza di nandocan, è d’accordo con la decisione del governo francese di vietare il velo femminile nelle scuole. Il ministro competente ne fa una questione di laicità nei luoghi di istruzione statale: argomento condivisibile, ma insufficiente. Manca infatti il riferimento alla violazione nell’islam (e non solo) del principio di uguaglianza. Se il velo lo portassero maschi e femmine, sarebbe un simbolo religioso e basta. Se è obbligatorio solo per le donne, diventa una discriminazione di genere, non consentita nelle moderne democrazie.
