Liberata da chi? Occupata da chi? Fino ad oggi l’interesse o l’orientamento politico, economico e culturale dei paesi europei e occidentali ha orientato in questi casi le risposte molto più che il rispetto della volontà delle popolazioni locali. Stamani mi è capitato di leggere l’intervista ad una signora siriana che festeggiava la libertà di indossare finalmente il velo o anche il burka. Bene, democrazia vuol dire anche lasciare che ogni popolo come ogni abitante di quelle parti sia libero di esprimersi o di vestirsi come meglio crede. Altra cosa è porsi legittimamente le domande di cui scrive Marnetto. (nandocan)
di Massimo Marnetto
La Siria è stata liberata da Assad o occupata da Jolani? Dopo l’abbattimento delle statue è credibile un futuro moderato dei nuovi padroni? La Turchia si comporterà con i curdi come Israele con i palestinesi? Sono fatti loro o la questione riguarda anche noi europei? Tante le domande e poche le risposte per inquadrare la crisi siriana.
Certo lo spettro della Libia del dopo-Gheddafi e del Libano acefalo e lacerato dalle fazioni interne incombe sul futuro della Siria, anche se Jolani cerca in tutti i modi di accreditarsi come capo moderato, lasciando persino al suo posto il primo ministro del vecchio regime come pegno di una transizione pacifica. Ma sarà in primis la protezione dei curdi a dare credibilità alle sue promesse di normalizzazione.
Ce la farà Jolani? Il pessimismo è comprensibile, ma la speranza di una pacificazione non è una pianta spontanea: deve essere aiutata da intelligenti relazioni di sostegno. E qui l’Europa può e deve fare la sua parte, con un’azione diplomatica lungimirante e sussidi per la rinascita della Siria, anche per prevenire flussi migratori. Velocemente: ai vecchi bastano le loro galline per restare, ma i giovani siriani vogliono un futuro esigibile per non partire. Adesso.
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