Si alle manifestazioni per la pace ma deve muoversi la politica

…di Domenico Gallo*

È importante scendere in piazza per testimoniare la voglia di pace del popolo italiano, ma non basta più invocare la pace se non si mettono a fuoco le scelte politiche concrete necessarie per contrastare le spinte belliciste. Padre Balducci era solito affermare che il movimento per la pace deve compiere una transizione dall’etica alla politica. Di fronte alle emergenze che caratterizzano il nostro tempo, dobbiamo realizzare che questa transizione non si è compiutamente realizzata. La politica prepara e costruisce le guerre, soltanto una decisa reazione politica contraria le può fermare, per questo il PD non si può lavare la coscienza andando alle manifestazioni per la pace se le sue scelte in Europa come in Italia vanno in senso contrario. 

Il PD non faccia il furbo

La votazione alla Camera delle risoluzioni in vista del Consiglio UE del 17-18 ottobre hanno visto ancora una volta il PD schierato per il sostegno militare a Kiev, in perfetta concordanza con IV, Azione e Centrodestra, dimostrando quanto esso sia organico al partito unico della guerra. Il perpetuarsi della guerra in Ucraina non è frutto del caso cinico e baro, ma dipende dall’orientamento assunto dalla NATO e dai vertici dell’Unione Europea, che hanno scartato ogni ipotesi di negoziato e puntano ad alimentare lo scontro armato considerando la “vittoria” militare dell’Ucraina e la sconfitta della Russia come unico sbocco possibile del conflitto.  

Questa direttiva politica, consacrata da numerose risoluzioni del Parlamento europeo, punta ad un obiettivo palesemente impossibile che richiede una continua escalation della violenza bellica attraverso la fornitura di armamenti di ogni tipo, col rischio di arrivare allo scontro diretto fra Russia e NATO. È proprio questa direttiva politica, fondata sul mito della “vittoria”, che deve essere denunciata come irresponsabile e criminogena e contrastata con decisione. In quest’ottica deve essere rifiutata ogni ulteriore fornitura di armi all’Ucraina, in particolare esortando il Parlamento a non prorogare oltre l’autorizzazione al Governo italiano alla cessione di equipaggiamenti militari, che scade il 31 dicembre.

Sanzioni al governo di Netanyahu

Invocare la pace per il Medio Oriente, comporta la necessità di ridimensionare l’impunità di cui ha goduto e continua a godere Israele, quindi, oltre all’embargo delle armi, occorre chiedere delle sanzioni diplomatiche, politiche, economiche, anche personali, nei confronti del Governo di Netanyahu. Anche su questo fronte dobbiamo constare che il PD ha votato contro o si è astenuto. Per perseguire questi obiettivi non si può esaurire tutto in una o più manifestazioni, occorre una mobilitazione permanente che coinvolga le più ampie fasce della popolazione e i territori a tutti i livelli.  

Il 15 aprile 1994 Giuseppe Dossetti, nella nota lettera al Sindaco di Bologna, di fronte ai pericoli per la democrazia derivanti dall’avvento dell’era Berlusconi, scrisse: “auspico la sollecita costituzione a tutti i livelli, dalle minime frazioni alle città di comitati impegnati e organicamente collegati per una difesa dei valori fondamentali espressi dalla nostra Costituzione per un’azione che sperimenti tutti i mezzi possibili, non violenti, ma sempre più energici, rispetto allo scopo che l’emergenza attuale pone categoricamente a tutti gli uomini di coscienza”.

Oggi ci troviamo di fronte ad un’emergenza ancora più grave. Per questo nella lettera pubblicata dal Fatto si indica un’azione simile a quella auspicata da Dossetti: diamo vita in tutt’Italia a dei comitati per dire no alla guerra in nome dei valori supremi della nostra Costituzione, rendiamo i cittadini protagonisti e portiamo in ogni Comune, in ogni scuola, in ogni università, le istanze politiche più coerenti per fermare questa corsa al suicidio.

*dal Manifesto


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