Questo non vuol dire, ovviamente, che per apprezzare la riforma bisogna essere anziani e ignoranti. In definitiva, si tratta di sondaggi, genere non del tutto affidabile dopo l’elezione a sorpresa di Trump. Tuttavia si presta a interessanti considerazioni il fatto che il dato sull’età e sul titolo di studio dei favorevoli e dei contrari alla riforma coincide con quello del pubblico dei telespettatori, in particolare della RAI e dei suoi telegiornali, che ha un’età media di sessant’anni. E’ infatti proprio su questo pubblico anziano che si esercita quotidianamente la pressione propagandistica a favore del governo e delle sue riforme. Mentre è indubbio che il web, frequentato oggi ancora soprattutto dai giovani, offre l’opportunità di un’informazione più pluralistica. Che la RAI sia sbilanciata a favore dei governi e dei partiti di maggioranza non è una novità, rappresenta al contrario una tradizione onoratissima prima da Berlusconi e poi dall’attuale presidente del consiglio, che ha provveduto a rafforzarla con la recente riforma. A poco sono serviti finora anche i non frequenti richiami dell’autorità delle comunicazioni. Ma il presunto servizio pubblico farà bene a darsi una regolata, se non vuole che con l’andare del tempo e l’invecchiamento dell’utenza si esaurisca anche la sua credibilità.
