Davanti a una sinistra impacciata di fronte all’esuberante Salvini e a chi per fortuna non pensa più alla scatoletta di tonno, chissà che non siano le “sardine” ad aprire alla realtà il Parlamento. Ci pensino in questi tre giorni quelli del PD! (nandocan)
Perché ormai non ci sono luoghi dove parlare di politica. I partiti hanno chiuso i circoli o se sono aperti, non c’è nessuno che valga la pena di ascoltare. Nel volontariato si lavora e non si parla. C’è qualche associazione di cultura politica, ma anche lì, il flusso di pensiero e sempre dall’alto in basso, senza scambio. Allora si va dove c’è la possibilità di contare, condividere, anche portando un foglio con un disegno o una frase. Tu leggi il mio cartello, io leggo il tuo. Nessuno è in piazza per rappresentare altri (niente bandiere), ma per esprimere il proprio bisogno di valori.
Serve o è fitness democratico?
Serve eccome. In piazza ci si va perché la sovranità va ossigenata con la partecipazione. Ma chi convoca deve essere credibile. Ovvero offrire senso, non guadagnare consenso. “Sardine” o “girotondi” il rito della scossa si ripete. Ma il messaggio alla sinistra è sempre la stesso: prendi posizione, di’ qualcosa di sinistra! Se vuoi piacere a tutti, non piaci a me.
