Le misure adottate dal governo, su consiglio degli scienziati, per fermare o almeno rallentare la diffusione del Corona virus hanno ragione di essere e chiedono la collaborazione di tutti. Marnetto, come stamani anche Michele Serra dalla sua “amaca”, invita ad approfittare della sospensione delle lezioni ed altre occasioni di incontro per imparare ad apprezzare il silenzio. Trent’anni fa sarebbe stato possibile. Personalmente dubito che dal silenzio forzato nasca un silenzio amato, a meno che non si tratti del dialogo silenzioso con lo smartphone (nandocan)
Ci sono persone che passano la vita a scappare proprio da questa condizione. Per questi “silenziofobi” vige la sequenza serrata lavoro-aperitivi-cene-shopping-viaggi-lavoro. Fare “mille cose” è un must. “Non avere tempo” uno status. La rapidità, una virtù. L’emergenza, una conferma di dinamismo. La tv sempre accesa, una compagnia. La radio in macchina che parla da sola, un’abitudine. Ora che il coronavirus ha imposto un rallentamento forzato, il silenziofobo vede molte vie di fuga interdette. Per lui, è l’occasione insperata per accostarsi al silenzio, senza paura. E chiedersi, finalmente, se fuggire dalla crisi di senso della propria vita abbia ancora senso.
