Insomma, una buona riforma. Forse non la migliore in assoluto, ma senz’altro la migliore riforma possibile e condivisa. Arrivato in aula il testo è stato subito spolpato da emendamenti furbeschi e riduttivi, sostenuti da un gruppo di pubblicisti (Campania, Piemonte e Lombardia le loro roccheforti) che evidentemente ha paura della riforma. Non ha aiutato la presentazione a sorpresa, a poche ore dalla discussione in aula, di una proposta radicalmente alternativa firmata da alcuni esponenti di Liberiamo l’Informazione. Un’idea buona, quella di Carlo Bonini di mirare in prospettiva a un albo unico, trasformata però in un pacchetto alternativo che teorizzava l’eliminazione dei pubblicisti e altro risultato non poteva ottenere se non quello di mandare tutto all’aria. Noi stessi non abbiamo alla fine votato la nostra proposta ormai <svuotata>.
Di chi la colpa? Il presidente Iacopino, con cui abbiamo su molti punti idee diverse, non ha ostacolato questo percorso. Anzi. Ma ha perduto alla fine il controllo di una parte della sua maggioranza.
Alla fine ci ritroviamo punto e a capo. L’errore più grande sarebbe quello di consegnare alla politica la nostra incapacità di decidere e una cambiale in bianco. Perché non ci sono soltanto i “parlamentari amici” che vogliono la riforma più bella del mondo. Ma anche quelli che l’Ordine e i giornalisti li abolirebbero in due minuti. Dunque, mettiamo a raccolta le energie migliori e sane. E proviamo _ ma il tempo è davvero scaduto _ a formulare un’ipotesi avanzata, che superi pregiudizi e ideologie e raccolga le idee migliori emerse negli ultimi tempi. E possa raggiungere l’obiettivo che ci proponiamo: difendere i veri giornalisti che non hanno accesso ai diritti e spesso sono sfruttati e ricattati, e liberarci dei troppi “giornalisti” che hanno il tesserino ma non svolgono questa professione a tempo pieno. Dando dignità al pubblicismo, tradizione italiana, che è però cosa diversa. E tutelando il diritto dei lettori a essere informati.
Tutto il resto sono tattiche e piccole strategie di bottega che hanno stancato non soltanto i cittadini, ma anche la maggioranza (sana) della nostra categoria.
