Questa “sublimazione della negazione” non vale solo per il sesso, ma per molti altri bisogni. Come quello del cibo, a cui la dottrina contrappone pratiche di digiuno, il riposo (veglia), la socialità (clausura), la curiosità (divieto), l’innovazione (tradizione), la comprensione (mistero), l’indagine (obbedienza), la democrazia (sottomissione). Questa predilezione per la sofferenza ha raggiunto nei secoli più bui livelli estremi di masturbazione del dolore (autoflagellazione, cilicio, ecc.), fino allo scandaloso uso salvifico della tortura nell’inquisizione, come tormento estremo ma consentito, per ottenere la confessione e salvare l’anima pur maciullando le carni.
Il binomio dolore-gloria versus piacere-colpa da tempo è messo in discussione. E’ grazie al pensiero laico che si sta operando questa riconciliazione bio-psiché nelle spiritualità più avanzate. Chi rispetta i propri bisogni con sobrietà, capisce meglio quelli degli altri e si batte per rimuovere le cause che li reprimono. Solo con la sconsacrazione della sofferenza impegno religioso e politico diventano inscindibili.
