Reader’s – 27 aprile 2022 (rassegna web)

L’ultima volta che i carri armati tedeschi si erano visti dalle parti di Kiev li comandavano i generali Guderian e Von Kleist. “Era il 1941 e Hitler, con la “blitzkrieg” dell’Operazione Barbarossa, in tre mesi aveva conquistato quasi tutta l’Ucraina e vinto la più grande battaglia di accerchiamento di tutti i tempi. Ma si sa, la storia ama i paradossi, e ora, ho letto stamani su Remocontro, gli stessi panzer tedeschi torneranno in Ucraina. Ma per difenderla dai russi.”

Aiuti militari all’Ucraina, escalation, ora la Germania manda i carri armati

50 tank anti-aerei Gepard appena dismessi dalla Bundeswehr, e forse 88 carri armati Leopard e un centinaio di blindati. Con il via libera dato dal governo tedesco a Rammstein, finisce così, nel mega-summit militare nella più importante base Usa in Europa, la resistenza all’escalation del cancelliere Scholz, per il quale una tale mossa avrebbe potuto innescare un conflitto militare diretto tra la Nato e la Russia, fino ad arrivare a una guerra nucleare. Ieri, “Der Spiegel” ha ricostruito, minuziosamente, tutta la tormentata vicenda, che ha portato Scholz, obtorto collo, a rimangiarsi la politica di prudenza (e di salvaguardia della sua economia) fin qui seguita.

Il Cancelliere era stato “ripetutamente attaccato, nelle ultime settimane, da più parti. Ai malumori americani che, inutile negarlo, hanno “pesato” sull’atteggiamento degli alleati europei, si sono unite anche le critiche dell’opposizione cristiano-democratica e, persino, quelle all’interno della stessa coalizione di governo. Dopo gli obici Usa, l’arrivo degli ottimi tank della Krauss-Maffei, è inutile negarlo, segna un’ulteriore escalation dagli esiti imprevedibili.

“La verità – leggo ancora sul blog di geopolitica coordinato da Ennio Remondino – è che gli Stati Uniti stanno premendo sull’acceleratore, perché forse vedono quella che, strategicamente, si chiama “finestra di opportunità”. Non si aspettavano, nemmeno loro, le palesi difficoltà operative dell’esercito di Putin, ma ora ne vogliono approfittare. Al volo. A Ramstein hanno riunito tutti quelli che potevano riunire, continuando ad alzare la posta. Un gioco sicuramente rischioso”.

Sulla Repubblica, un commento di Gianni Vernetti sull’importante vertice Nato sottolinea la nascita di un’Alleanza Globale. “E in una giornata con una tensione crescente, scandita dall’autorizzazione britannica all’uso delle proprie armi, agli attentati in Transnistria, plausibili false-flag per estendere il conflitto alla Moldavia, non sfugge il forte valore anche simbolico della nascita di una “Nato globale”. Per sostenere la guerra di liberazione in Ucraina e rappresentare nel prossimo futuro l’architrave di sicurezza della sempre più necessaria Alleanza fra le Democrazie”.


Sostiene Marnetto che…

“Il punto qualificante della legittima difesa è la proporzionalità. Se gli ucraini reagiscono ai russi invasori, è giusto che ricevano armi. Se invece le vogliono usare per colpire obiettivi in Russia, non é più difesa, ma offesa. Il concetto è chiaro. Eppure il primo ministro Johnson lo ignora, affermando che con le armi inglesi gli ucraini potranno tranquillamente colpire in Russia. Dichiarazione irresponsabile, che spinge verso la radicalizzazione del conflitto.

“L’Italia deve dissociarsi da questa tentazione. E ricordare a tutti gli attori che azioni ucraine in Russia incoraggiate dalla Nato aprirebbero scenari bellici imprevedibili. Rotto un argine, ne cadrebbero poi altri, fino a quello che porta all’uso del nucleare ”tattico”. Un eufemismo comunicativo per nascondere la fine dell’umanità. L’Italia dica il suo no. Ora. Senza paura della solitudine iniziale. Le buone battaglie non ammettono la prudenza.


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