Quando lo Stato adotta lo stile d’incasso del “pochi, maledetti e subito”, perde la sua credibilità di esattore giusto e rigoroso. Così, la partecipazione fiscale da dovere sociale che rende esigibili i diritti sociali, diventa concetto negoziabile su importi trattabili. Un disastro per il buon funzionamento dei servizi pubblici e le manutenzioni dei beni comuni, al cui degrado progressivo assistiamo quotidianamente. Ma soprattutto l’evasione fiscale è una lesione profonda della coesione sociale, il danno più ingente causato dai grandi guastatori della convivenza: i furbi.
Quindi nessuna pietà per chi non riesce a pagare il fisco? Questo no, ma distinguendo molto bene tra impossibilità e dolo. E concedendo rateizzazioni – anche pluriennali, compresa la sospensione dei termini per tutta la durata dell’accertata impossibilità assoluta – ma mai condoni. Insomma, vorrei uno Stato rigoroso e comprensivo, che incoraggiasse i suoi cittadini ad essere onesti, evitando di prostituirsi ai grandi evasori, i clienti abituali di affermati studi specializzati in occultamento dei patrimoni ed evasioni sincronizzate al futuro condono.
