Raid Usa sulle truppe di Assad, oltre cento soldati uccisi

Un comunicato ufficiale del pentagono ha riferito che i cacciabombardieri Usa hanno colpito in Siria una colonna “di oltre 500 uomini” dell’esercito di Assad mentre attraversava l’Eufrate nella regione di Deir ez-Zour, dove sono in corso scontri fra i governativi e le “Forze democratiche” sostenute dagli USA. Non risultano vittime tra i militari russi “embedded” nell’esercito siriano, ma è evidente che si tratta di un altro gradino nell’escalation di una guerra senza fine, sempre meno “per procura” e sempre più interessata al possesso dei pozzi petroliferi (nandocan)

***da RemoContro, 8 febbraio 2018 – Siria, la guerra senza fine: almeno 100 morti nei raid Usa contro le truppe di Assad. La coalizione a guida statunitense che combatte l’Isis ha compiuto raid aerei contro forze alleate del regime. Dopo sette anni di guerra la Siria è in ginocchio. Unicef: “Durante il primo mese di quest’anno, 60 bambini siano stati uccisi nel Paese per le violenze incessanti”.

Ponte sull’Eufrate distrutto

Secondo il Pentagono le truppe di Bashar al-Assad avevano pianificato un attacco su larga scala contro le Sdf, con “artiglieria, carri armati, lanciarazzi e mortai”. Anche il ponte di barche costruito dai governativi a valle di Deir ez-Zour sarebbe stato distrutto dai raid. Ci sarebbero stati anche scontri a terra fra i combattenti delle Sdf e i militari lealisti, senza “vittime fra i soldati americani”, che sono embedded come ‘consiglieri’ con le Sdf.

“Coordinamento con la Russia”

Secondo il Pentagono l’obiettivo dell’offensiva governativa era la conquista dei pozzi petroliferi a Est dell’Eufrate, che le Sdf hanno strappato all’Isis fra novembre e dicembre del 2017, e in particolare quello di Khusham. Nella zona ci sono i giacimenti più ricchi della Siria, con un potenziale di 300 mila barili al giorno, che fra il 2014 e il 2017 erano stati sfruttati dall’Isis. Il Pentagono avrebbe avvertito la Russia prima di lanciare i raid.
Un accordo tacito fra Mosca e Washington prevede che i governativi non possano operare a Est dell’Eufrate e neppure l’aviazione siriana e quella russa. Lo stesso vale per l’aviazione Usa e i suoi alleati a Ovest del fiume: “I nostri ufficiali – ha precisato il Pentagono – erano in contatto con la controparte russa prima, durante e dopo l’attacco”.

La questione curda e l’ex Isis

“L’incidente” complica ancora di più lo scenario siriano. Le Sdf sono composte all’80 per cento, da guerriglieri curdi dello Ypg. Lo stesso Ypg è sotto attacco ad Afrin, nell’estremo Nord-Ovest della Siria, da parte dell’esercito turco, in quanto considerato da Ankara una organizzazione terroristica con strettissimi legami con il Pkk turco. Ad Afrin, però, i governativi sostengono tacitamente lo Ypg e lasciano passare rinforzi ai guerriglieri verso Afrin.
Nell’Est della Siria invece le forze di Assad in contrasto sempre più forte con lo Ypg e le Sdf sostenute dagli americani, soprattutto per il controllo dei giacimenti di petrolio. Nella zona ci sono ancora sacche di resistenza dell’Isis, e questo scontro rallenta la definitiva eliminazione dello Stato islamico. Le due parti si accusano a vicenda di “non voler distruggere l’Isis” a scopo tattico, per indebolire l’avversario.

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