Questa manovra fa bene o male all’Italia?

Peccato che la “lotta clamorosa” all’evasione di cui qui scrive Marnetto, se non accompagnata da misure e numeri molto precisi, non possa essere inserita in un bilancio preventivo (nandocan)

***di Massimo Marnetto, 29 settembre 2018 – I pareri sono polarizzati. C’è chi vede l’inizio del tracollo, chi l’avvio del decollo. La stessa idea di una maggiore giustizia sociale affermata con il reddito di cittadinanza, è poi contraddetta dal condono di chi evade. Si proclama la vittoria sul mercato, ma poi gli si andrà a chiedere i soldi per far fronte all’abnorme debito pubblico, che cresce ancora. Niente paura, dicono dal Governo: proietteremo sul futuro la mala gestione del passato, per sigillare il presente in una bolla di benessere. In realtà, è difficile calcolare tutte le conseguenze di questa manovra ibrida, che comunque appare carica di rischi e viziata da opportunismo generazionale.

Ben diverso sarebbe stato il discorso, se le nuove misure anti-povertà e di investimenti fossero state fondate su una lotta clamorosa all’evasione fiscale, che avrebbe giustificato anche un moderato ricorso all’indebitamento. Insistendo sul concetto che un debito pubblico abnorme non va ridotto per l’Europa, ma perché brucia una montagna di soldi (interessi), indispensabili alla rigenerazione del Paese.

Tutto ragionevole. Peccato che non ci fidiamo più della serietà degli interventi strutturali, perché corruzione e privilegi hanno squalificato la politica e azzerato la pazienza collettiva. Colpa anche di un’Europa miope che ha inflitto un’austerità inutile e frustrante. Così, ora vola nei sondaggi chi promette manna tossica, che sazia oggi e avvelena domani.

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