Qualcuno ci aveva avvertiti. “Con Calabresi Repubblica svolterà a destra”
“Con Calabresi Repubblica svolterà a destra”. Ci aveva avvertito, il 19 dicembre scorso, Emilio Piervincenzi, a lungo inviato speciale e caporedattore della Repubblica, così titolando un articolo su E Polis da me ripreso per questo blog. Tuttavia a quel titolo volli aggiungere un punto interrogativo. Perché in definitiva si tratta di un’opinione, pensavo e scrivevo. Anche se bene argomentata e, dato l’orientamento sempre più filo-renziano dell’editore De Benedetti, abbastanza credibile. Non sapevo allora che lo stesso De Benedetti avrebbe acquisito oggi il controllo della Stampa di Torino, ma è chiaro che l’operazione politica del passaggio a Repubblica del direttore della Stampa ha preceduto l’operazione finanziaria. “Avremo presto – scrivevo dunque a dicembre – il modo di verificare nei fatti l’annunciata conversione al renzismo del primo (o secondo) quotidiano italiano”.
Bene, nel giro di qualche settimana non soltanto Repubblica ha confermato la previsione di Piervincenzi. Perfino il grande giornalista suo fondatore, Eugenio Scalfari, nell’editoriale di domenica scorsa ha provato a creare un Matteo Renzi a sua immagine e somiglianza, tanto da considerare insignificante l’ingresso dell’ex portavoce di Berlusconi nella maggioranza di governo con il voto di fiducia. Ma tornando a Calabresi, aveva lui stesso provveduto a metterci sull’avviso con un editoriale su “La Stampa” del 14 maggio 2015. Dove contrapponeva “il Paese che dice sì” a non meglio identificati “cultori del no”. “Ma c’è anche il “sissignore” – commentavo in quella occasione – e anche da quello bisogna guardarsi. Perché nel libero confronto dei sì e dei no consiste la democrazia. Il resto è confusione e retorica”