Alle seguenti, opportune considerazioni di Massimo vorrei aggiungere che “tagliare gli sprechi”, come Salvini e Di Maio dicono di voler fare, vuol dire il più delle volte tagliare dei privilegi. Nessuna delle riforme economiche previste dal “contratto” fra Lega e Cinque Stelle potrà mai realizzarsi senza dotarsi di strumenti legislativi e amministrativi concreti per una vera lotta alla corruzione, alle mafie, al lavoro nero e all’evasione fiscale. Per esempio, non si può contemporaneamente promettere la spending review e alzare la soglia del contante negli scambi commerciali, come ha fatto il governo Renzi. E questa coerenza comporterà inevitabilmente lo scontento di una parte dell’elettorato, viziata fino ad oggi dalla scarsa determinazione, per non dire con la complicità, delle precedenti amministrazioni. I pesci, specie se quelli grossi, non si pescano con le mani (nandocan).
Per esempio, ci sono pochi ispettori del lavoro e questa penuria è fortemente corresponsabile delle morti nei cantieri, proprio per la certezza che un controllo è un evento remoto. Manca personale nel controllo del sistema tributario e questo è un messaggio molto chiaro agli evasori: rubate tranquilli, perché non abbiamo chi possa stanarvi. Lo stesso crollo del ponte Morandi è stato causato anche dalla mancanza di fondi per garantire pubblici controlli della sua sicurezza. E si potrebbe continuare in altri ambiti, per dimostrare che rimettere in efficienza solo le attività di controllo, garantirebbe migliaia di posti di lavoro vero e una qualità di convivenza più alta.
Ripartiamo dai giovani e dalla cultura della responsabilità verso i doveri (grazie al controllo).
Ripartiamo da un Paese che vuole rialzarsi valorizzando i giovani in gamba. Che sono pronti e hanno bisogno solo di serietà e opportunità.
