Pd: cambiare uomini e nome

Siena, Pisa, Massa al centrodestra. Più che lo sfondamento del centrodestra a guida leghista nell’elettorato del Pd, come ipotizza oggi Massimo Franco sul Corriere della sera, propendo per un riflusso moderato dal partito dopo l’infelice tramonto dell’avventura renziana. C’è chi, come Calenda, prova oggi a rimpiazzarla con un #fronterepubblicano, sognando Macron. Ma l’elettorato di sinistra se n’è  andato, per disperazione, da un pezzo: tra gli astenuti, nei Cinquestelle, un po’ al nord nella lega (nandocan).

***di Massimo Marnetto, 25 giugno 2018 – Altra devastante batosta per il PD ai ballottaggi, soprattutto nelle (ex) regioni rosse. Si continua a dire che occorre una riflessione sui risultati disastrosi nazionali e locali; che solo con un’autocritica profonda e consapevole si possono gettare le basi del rilancio del partito. Forse è così, ma io credo che siamo arrivati al punto di irreversibilità del processo di disgregazione.

L’unica speranza per un grande partito di sinistra è azzerare. Cambiare uomini e nome. Aprire al vasto giacimento di energie sociali composto dall’attivismo e ripartire, con programmi chiari di giustizia sociale e una nuova credibilità basata sulla rinuncia dei privilegi. Basta mettere bende sul pus. Occorre scoprire la ferita, grattare via lo sporco e lasciarla pulita al sole.

La destra sta investendo su paure non vere ma percepite, come l’invasione di migranti e rom (inesistente), la crescita dei reati (in calo), ecc.
La sinistra invece deva fare l’opposto: segnalare rischi veri, ma non percepiti, come la fine del welfare, la concentrazione della ricchezza a causa della demonizzazione del fisco, lo svuotamento delle tutele nel lavoro, istruzione, cultura.

Non c’è tempo da perdere.
E aspettare che Renzi e i suoi ammettano i loro errori è perdere tempo.

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