Civati torna sulla legge elettorale, criticando le candidature plurime chieste da Alfano: una boiata del genere, dice, non sarebbe degna del Partito Democratico. A mio parere, per qualsiasi confronto politico con chicchessia il criterio di scelta deve essere quello ritenuto in buona fede del maggior vantaggio e del minor danno possibili per i destinatari del provvedimento, salvi restando i valori e gli obbiettivi di fondo a cui diciamo di ispirarci. Sembrerebbe ovvio se questo criterio non fosse continuamente inquinato da autoreferenze individuali, di gruppo, di loggia, di cricca, di corrente, di partito o di coalizione. Se la politica non consentisse privilegi di alcun tipo rispetto a alla generalità dei cittadini, forse tornerebbe a prendere il significato di arte del bene comune. (nandocan).
Oggi però leggo anche che Alfano chiede le candidature plurime, in più collegi. E che Verdini sarebbe disposto a cedere e che Renzi sarebbe d’accordo.
Ecco, capisco tutto, ma questo non lo posso accettare. Una legge che consentisse una boiata del genere non sarebbe degna del Pd. Che ha concesso quasi tutto a tutti, per conservare il doppio turno. Che non è di collegio, però, come diciamo da anni, ma di coalizione, che è tutta un’altra cosa. Ma proprio un’altra, completamente diversa.
Spero che al di là delle correnti tutti se ne rendano conto. Ed è alle schifezze così che dobbiamo mettere una soglia di sbarramento molto alta. Perché certo, è un capolavoro. Ma rischia di diventare un capolavoro all’incontrario.
