olimpiadi: la parola sport

Luca Billi su Facebook

‘Sport’ è una parola inglese diventata così comune nel nostro vocabolario da essere ormai considerata, a pieno titolo, italiana. È successo lo stesso alla parola ‘bar’ e non credo sia un caso che praticamente in ogni paese italiano, dal Piemonte alla Sicilia, ci sia un “Bar sport”.

La parola Sport

La parola ‘sport’ ha resistito addirittura all’italianizzazione fascista, che colpì invece la parola ‘bar’, sostituita da ‘mescita’. Ad esempio nel 1928 fu edita la rivista mensile “Lo sport fascista”.
I singoli sport furono invece regolarmente italianizzati: il football divenne calcio, il rugby giuoco della volata, l’hockey palla a rotelle. Ricordo il presidente Pertini che, in un’intervista di qualche mese dopo, dichiarò che si era molto preoccupato quando, durante la finale dei mondiali dell’82, Cabrini sbagliò il penalty. Per quelli della sua generazione il calcio era ancora un gioco che si declinava in inglese.

fuori porta

Anche se la parola è inglese, la sua etimologia risale comunque al latino. Si tratta infatti della forma aferetica dell’antico ‘disport’, che risale a sua volta al francese ‘desport”, che significa divertimento, e che in italiano è arrivato nella forma ‘diporto’. La parola francese antica ‘desport’ deriva dal latino ‘deportare’, che significa portarsi lontano, allontanarsi, in quanto per praticare le attività fisiche era spesso necessario uscire dalle mura cittadine, noi diremmo andare fuori porta.

Teoricamente quindi sport e divertimento da un punto di vista etimologico hanno la stessa radice e hanno un significato affine. Certamente noi da casa ci divertiamo a guardare le gare olimpiche, ci piace tifare a favore dei nostri beniamini e spesso – anche se è poco sportivo – contro i loro avversari. Che si divertano gli sportivi che in questi giorni si sono radunati a Parigi per i Giochi della XXXIII Olimpiade mi permetto di nutrire qualche dubbio. Si tratta di professionisti dello sport, che fanno un lavoro e che devono farlo al meglio. Per alcuni di loro questo è l’appuntamento della vita, il coronamento di anni di sacrifici.

Parlando d’altro: i filosofi

Temo che in questi giorni abbiamo parlato troppo di donne barbute, di quadri erroneamente citati, di teste mozzate, ma, dopo tutto, lo sport è da sempre anche un’occasione per parlare d’altro, per allontanarsi in senso etimologico.
Cicerone, nel quinto libro delle “Tusculanae disputationes”, racconta che Pitagora definiva in questo modo i filosofi.

«Leonte, stupito della novità del nome, chiese chi mai fossero i filosofi e quale differenza tra loro e gli altri; Pitagora allora rispose che, secondo il suo modo di vedere, c’era un’analogia tra vita degli uomini e quel tipo di fiere che si tengono con grandissimo apparato di giochi davanti a un pubbli­co che accorre da tutta la Grecia. Infatti, come là c’è chi cerca di ottenere la gloria e la celebrità della corona con l’allenamento atletico, e chi vi giunge con l’intento di fare buoni affari comprando e vendendo, ma c’è anche una categoria di persone, ed è di gran lunga la più nobile, che non cerca né il plauso né il lucro, ma vi si reca solo per vedere e osservare attentamente ciò che succede e come succede questi si chiamano amanti della sapienza, cioè filosofi».

Come vedete, gli antichi conoscevano già tutto, compresa l’invadenza degli sponsor. Noi in questi giorni proviamo a divertirci davanti ai nostri schermi, facendo anche il tifo ovviamente, ma magari proviamo anche a pensare. Non serve essere filosofi per farlo.


Rispondi

Turn on JavaScript to leave a comment.

Classificazione: 1 su 5.

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨