“Chiediamo ai migliori costituzionalisti un progetto di riforma”, scrive Mineo. Ma sulle riforme i migliori costituzionalisti hanno detto la loro da tempo. Matteo Renzi e il suo “cerchio magico” li hanno subito liquidati come “professoroni”. Ma Renzi “è un politico, a differenza degli altri”, sostiene Mineo. Bene, i “professoroni” pensano che la politica sia un’altra cosa. E vorrebbero che le riforme istituzionali le scrivessero i parlamentari. Non sono pagati per questo? Per “soffrire” e “sperare” insieme alla Bindi bastiamo noi cittadini (nandocan).
Il Fatto Quotidiano: “Ecco i 357 che distruggono la Costituzione”. E fra costoro Bersani che vuole che si cambi almeno la legge elettorale, altrimenti non dirà più sì alle riforme di Renzi. Cuperlo, che vuole modifiche pure alla legge di riforma costituzionale, da inserirsi non è ben chiaro quando nè come. Rosy Bindi, alla quale attribuiscono la frase “Soffro troppo, spero che Matteo cambi”.
Che dire? Ricordo bene la solitudine in Senato, quest’estate quando la riforma Boschi Finocchiaro fu votata in Senato con soli 183 voti a favore, nonostante l’appoggio spavaldo del “Nazareno” Berlusconi. Ricordo l’ostruzionismo di Sel (per ragioni “di bandiera”, cioè per reagire alla scissione di Migliore & C) che ci danneggiò nella battaglia. Ricordo il silenzio di tutti i deputati e dirigenti del Pd: suvvia, questi senatori (in cerca di visibilità, che perdono tempo per non perdere la poltrona) non esagerino. Ricordo il sollievo generale, quando in 14 (che ci eravamo autosospesi dal Pd) rientrammo (sconfitti) nei ranghi. A cuccia, entrano in campo i professionisti. Si è visto che cosa abbiano saputo fare. Epperò bisogna essere generosi e guardare al futuro. Così il Senato non serve: abroghiamolo. Chiediamo ai migliori costituzionalisti un progetto di riforma che corregga l’elezione diretta del premier mettendo in salvo le istituzioni di garanzia, Presidente della Repubblica e Consulta. Lanciamo un appello alla destra – sì alla destra – per introdurre la possibilità di coalizzarsi tra primo e secondo turno. Infine, chiediamo pure che i deputati vengano eletti dai cittadini, o con la preferenza o in collegi uninominali.
Ieri ho visto all’opera Matteo Renzi, di sera e fino a notte, per discutere di scuola e Rai con i gruppi Pd. Controlla il campo, sa essere paziente, non sconfessa in modo esplicito i suoi “fedeli” nemmeno quando, come sulla scuola, lo hanno fatto quasi sbattere contro un muro. Portate a casa le riforme indecenti (jobs act e Italicum) è disposto a concedere spazio al Pd e al Parlamento. Ammesso che il Pd e il Parlamento abbiano da dire. Niente da fare è un politico, a differenza degli altri. E se la bonaccia dura, continuerà a vincere. Durerà? A gennaio, male l’indice della produzione industriale. Ma Financial Times titola “Quantitative easing e attesa del rialzo dei tassi americani spingono l’euro verso il cambio più basso da 12 anni”. Il Sole24ore: “Euro, parità sul dollaro vicina”. Arriverà una ripresa ribusta? Ne dubito.
Salvini ha deciso: Tosi è fuori. Ovvio, ormai c’è spazio per un solo leader per ciascun movimento o partito. Salvini, contro Tosi, contro Meloni, contro Renzi, contro (inshallah) Landini. Sarà così la nuova democrazia. All’italiana.
