Piero Orteca su Remocontro
Disastro diplomatico della Casa Bianca. Biden ha fatto rinviare, ancora una volta, il voto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu sul ‘cessate il fuoco’ a Gaza. L’estenuante maratona per arrivare a una posizione comune, che scongiuri un altro veto di Washington, forse si concluderà stasera, positivamente. Con una dichiarazione ‘annacquata’. O forse no. Perché, per molti osservatori, la cieca solidarietà di Biden offerta a Netanyahu, qualsiasi cosa combini, sta cominciando ad apparire illogica. Quasi autolesionistica.
Al 75/o giorno di conflitto, la guerra non diminuisce di intensità e il bilancio nella Striscia è salito ad almeno 20.000 morti, tra cui 8.000 minori e 6.200 donne, la nota Ansa.
Rivelazioni Guardian
Il Presidente, infatti, secondo fonti riportate dal britannico Guardian, ha sconfessato gli impegni che erano stati presi dai funzionari americani, che avevano seguito le istruzioni del Segretario di Stato Blinken. Anche la seconda bozza della risoluzione, presentata dagli Emirati Arabi Uniti, che a quanto pare era stata concordata fino alle virgole con l’Ambasciata Usa, è stata imprevedibilmente respinta da Biden. Spiazzando tutti, perfino i grossi calibri della sua stessa Amministrazione. In sostanza, il ‘partito dei duri’, alla Casa Bianca, non vuole sentire ragioni e preme affinché qualsiasi accordo lasci a Israele «ampie facoltà di agire». Biden, da un lato, è preoccupato di alimentare negative ripercussioni sull’immagine degli Stati Uniti, ma contemporaneamente (per qualche sconosciuto motivo) si è appiattito sulle posizioni di Netanyahu.
Cioè, guerra senza quartiere, fino alla distruzione di Hamas. Lasciando (per ora) allo Stato ebraico, la facoltà di decidere quanto e fino a quando bombardare.
Gli incontri segreti di Varsavia
Fuori di testa o segreti segretissimi da difendere? Sembra che le trattative all’Onu, per qualche forma spuria di ‘cessate il fuoco’, siano collegate ai negoziati segreti sugli ostaggi, che si svolgono in campo neutro. Dove? Contrariamente a quanto è stato scritto su diversi organi di stampa, il vero summit su questo spinoso argomento si è tenuto lunedì a Varsavia. Vi hanno partecipato il premier del Qatar, Mohammed bin al-Thani; il capo del Mossad, David Barnea; e il direttore della Cia, William Burns. L’incontro è stato definito «positivo, ma non decisivo».
Netanyahu irriducibile
Ma, indipendentemente da tutte le posizioni che verranno prese dalla comunità internazionale, quello che conta sono le reali intenzioni israeliane. Che così vengono riassunte, in diretta dallo stesso premier Netanyahu, al ‘Times of Israel’: «Continuiamo la guerra fino alla fine. Continuerà finché Hamas non sarà distrutto, fino alla vittoria. Finché tutti gli obiettivi che ci siamo prefissati non saranno raggiunti. Dovremo distruggere Hamas, liberare i nostri ostaggi ed eliminare la minaccia da Gaza». E, tanto per chiarire quanto possa essere vincolante per il governo di Tel Aviv, la eventuale risoluzione che sarà adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu, il molto bellicoso ‘Bibi’ aggiunge, asciutto: «Chiunque pensi che ci fermeremo è disancorato dalla realtà. Stiamo facendo piovere su Hamas fuoco, fuoco infernale. Tutti i terroristi di Hamas, dal primo all’ultimo, affrontano la morte. E hanno solo due opzioni, cioè arrendersi o morire».
Oltranzismi israeliani
Governo israeliano dove ministri ultra-estremisti ritengono qualsiasi abitante di Gaza un potenziale affiliato ad Hamas, allora si capisce benissimo perché l’operazione ‘Spade di ferro’ finora abbia ucciso 20 mila palestinesi. Ma, soprattutto, si può pure prevedere che, con personalità del tipo di Yoav Gallant e Gadi Eisenkott, che guidano l’esecutivo a trazione militare, il pugno di ferro dello Stato ebraico continuerà a schiacciare i residenti di Gaza e della Cisgiordania, senza nessuna pietà.
Oltranzismi Usa
D’altro canto, rispetto ai ‘rumors’ della vigilia, la Casa Bianca deve essere decisamente intervenuta sui ‘distinguo’ del Dipartimento di Stato. Blinken ha dovuto correggere il tiro, allineandosi sulle posizioni di Biden: «Israele deve fare di più per proteggere i civili -ha detto-, ma ha il diritto e il dovere di combattere questa guerra». Anche se, il Segretario di Stato omette di esprimersi su ‘come’ la sta combattendo.
Cioè, in spregio a molte regole del diritto internazionale e di quello umanitario in particolare. Regole che la più importante democrazia del mondo, gli Stati Uniti, ricordano costantemente nella loro narrativa riguardante l’invasione dell’Ucraina. Ma che, nel caso della crisi di Gaza, vengono offuscate da un ‘doppiopesismo’ intollerabile.
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