“Noi – continua la nota – abbiamo un mese di vita, voi non avete più alibi. Non li ha il socio di riferimento Matteo Fago, che è venuto meno agli impegni presi con i dipendenti, mettendo anche a rischio la continuità aziendale. Ma non hanno più alibi neanche gli altri soci della Nie, Renato Soru, Maurizio Mian e Maria Claudia Ioannucci, che negli anni hanno contribuito alla dismissione del giornale, con scelte scellerate. Non hanno più alibi tutti quelli che a parole si sono detti pronti a salvare la testata fondata da Antonio Gramsci. Se è davvero così, non c’è più tempo da perdere: bisogna agire ora.
I lavoratori rivendicano con orgoglio di aver combattuto in difesa non solo dei posti di lavoro, ma per la vita di quello che resta un grande giornale della sinistrara. Abbiamo garantito la presenza in edicola del giornale anche senza ricevere da mesi gli stipendi. La redazione ha rinunciato per quasi due mesi a firmare gli articoli.
Oggi entriamo in una nuova fase, sapendo che il tempo ci è nemico.
Domani (oggi, ndr) il giornale non sarà in edicola, perché a fronte di impegni che restano inevasi lo sciopero era inevitabile.
Martedì prossimo organizzeremo a Roma un incontro pubblico a sostegno della nostra battaglia di libertà. Agli organizzatori delle Feste dell’Unità chiediamo uno spazio per denunciare la situazione del giornale e raccontare il senso della nostra lotta. Mentre si organizzano le Feste dell’Unità si sta prefigurando «la festa all’Unità». Noi faremo di tutto perché ciò non avvenga. E voi?”
Articolo21 esprime solidarietà a Cdr e Rsu del quotidiano. “Chiunque abbia a cuore le sorti dell’Unità – affermano Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21 – la sua autonomia editoriale e la tutela di un patrimonio della cultura e della politica italiana non può che condividere le richieste avanzate dal Cdr e dalle Rsu di questo quotidiano, che ha fatto delle battaglie per la libertà di espressione e per la legalità un tratto distintivo e inconfondibile della sua storia”.
