Legalità trattabile

***di Massimo Marnetto, 19 ottobre 2018 – Il condono per riciclatori e mafiosi introdotto negli ultimi documenti economici dalla famigerata manina ha destato scandalo. Ma c’è un condono ombra ben più grave che non suscita lo stesso scalpore. E’ quello permanente generato dalla delegittimazione di molte attività di controllo, appositamente depotenziate per incassare consenso.

Così, se fai mancare un numero sufficiente di ispettori del lavoro, ottieni la riconoscenza elettorale di tutti gli imprenditori senza scrupoli che preferiscono lavoro nero e morti bianche. Se sottodimensioni i controlli edilizi e azzeri gli addetti alle demolizioni, ricevi l’appoggio dell’abusivismo dilagante. Per non parlare della manna della prescrizione o della pacchia del buonismo fiscale, entrambi condoni tanto cari a B e Salvini.

Perché siamo così allergici al controllo? Forse perché abbiamo avuto sempre un cattivo rapporto con il potere, troppo spesso nella nostra storia oppressivo e ingiusto. Così da farci percepire il rispetto delle regole non come un gesto di coesione tra cittadini liberi, ma di sottomissione a un potere comunque ostile, nonostante l’avvento della democrazia. Ma anche perché abbiamo leggi mal scritte, che danno troppa discrezionalità a chi deve farle rispettare, rievocando nel cittadino l’atavico complesso del suddito di fronte all’arbitrio del controllore. Spesso disposto al concedere il suo condono in cambio di corruzione, sentendosi perfettamente conforme alla cultura dominante della legalità trattabile.

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