Inserimento migranti

“Difendiamo Dio e la nostra civiltà” , con questo grido, non lontano da quelli del suo concorrente Salvini l’altro giorno a Pontida, Giorgia Meloni ha aperto di fatto in Ungheria, presente l’amico Orban, la sua campagna elettorale per le Europee. Il dio delle crociate, certo, non quello del Vangelo di Gesù Cristo che col soccorso a uno straniero – il pubblicano della parabola evangelica – dava un pratico esempio dell’amore del prossimo, quindi anche di civiltà cristiana (nandocan).

di Massimo Marnetto

Vorrei che la sinistra dicesse che il maggior flusso di migranti non è colpa della destra, inaugurando così la fine dell’uso di parte di un problema nazionale. Con altrettanta nettezza, invece, dovrebbe chiedere alla Meloni di piantarla con la fisima del ”blocco” delle partenze, ma di mettersi in modalità ”formazione-lavoro-integrazione dei migranti”, anche per sostenere la domanda di manodopera del Paese.

A questo proposito, la Premier dovrebbe studiare l’ottima inchiesta di Riccardo Iacona (Presa Diretta) sul sistema tedesco. Che ha creato una procedura statale di inserimento progressivo, basata su lingua-formazione-lavoro. Percorso costoso, ma possibile perché là tutti pagano le tasse e lo Stato ha i soldi per risolvere i problemi. Qui invece i partiti non vogliono perdere il consenso degli evasori e la destra chiama le tasse ”pizzo di stato”.


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