Roma, 20settembre 2016 – Non è un caso che, al recente confronto tra Matteo Renzi e il Presidente dell’ANPI Carlo Smuraglia sulle ragioni del SI e del NO, il segretario premier abbia esordito con la lettura del quesito, approvato dal parlamento a maggioranza e ratificato dalla corte di cassazione nella scorsa primavera. Non è un caso perché non è affatto facile per chi non è informato e non conosce i contenuti della riforma rispondere NO a una domanda come quella che si leggerà sulla scheda: ”Approvate le disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V?” Dove quello che si dice è contraddetto da quello che non si dice. A me pare strano che i comitati del NO non abbiano introdotto la critica di questo trucchetto fuorviante nella campagna elettorale da tempo iniziata. E che tutti i media ne abbiano sottovalutato la gravità, ma tant’è.
Il testo del quesito posto agli elettori per la riforma costituzionale del 2006, quella promossa e approvata dal centrodestra e bocciata, se non vado errato, dal 65 per cento dei cittadini, era di certo meno chiaro, ma il burocratese con cui di solito sono scritti tutti i referendum non avvantaggiava il Sì piuttosto che il No. “Approvate – chiedeva – il testo della Legge Costituzionale concernente ‘Modifiche alla Parte II della Costituzione’ approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005?”. Con quello attuale, invece, sarà come commentare con un SI o con un NO un volantino di propaganda, dove sono indicati i pro e si nascondono i contro. Non si dice, per esempio, che i consiglieri regionali saranno i nuovi Senatori della Repubblica, che il Senato continuerà a esistere ma non saranno più i cittadini ad eleggerlo, che il contenimento dei costi sarà quasi insignificante, che i percorsi procedurali previsti per l’approvazione delle leggi da parte delle due Camere potrebbero allungarne i tempi anziché abbreviarli, ecc.ecc. Naturalmente queste informazioni sono già reperibili da chi si informa diligentemente sui giornali, sulla rete e in qualche raro confronto televisivo, sia pure affogate in un mare di propaganda filogovernativa. Ma quanti sono quelli che lo faranno e soprattutto quanti se ne ricorderanno al momento del voto, quando si troveranno soli davanti alla nuda retorica di un quesito truffa?
