Il Corriere, il caso Civati e la credibilità dell’informazione

di Piero Filotico, 9 settembre 2013 – L’autorevole (fino a non molti anni fa) Corriere della Sera pubblica una falsa ‘voce’ che viene poi smentita dall’interessato. L’autrice, Maria Teresa Meli, chiede scusa e pubblica la rettifica? Ma quando mai.

Arianna Ciccone, giornalista, fondatrice dell’International Festival of Journalism e attenta osservatrice del mondo dell’informazione, si domanda come mai, riporta tutta la storia e lo chiede ingenuamente (forse) anche al direttore del Corriere, De Bortoli.
Riceverà mai una risposta? No, siatene certi.
Ecco, per me questo è criticabile e affermo che in questo atteggiamento c’è tutta la presunzione e l’arroganza di un certo giornalismo italiano (non tutto per fortuna, ma in buona parte). E che si fa una figuraccia che investe non solo il Corriere, ma coinvolge la stampa in generale, perché ai lettori che hanno seguito la vicenda rimarrà un dubbio su quanti casi del genere ci sono stati e sono passati inosservati (non solo sul Corriere, ovvio) e quanti ce ne saranno. Nasce inevitabilmente, cioè, e si espande pericolosamente, il dubbio sulla correttezza dell’informazione. Non c’era proprio bisogno, credo, in un paese dove la tv è in mano alla politica da un lato e dall’altro a un imprenditore che pensa solo ai suoi interessi nel modo spregiudicato che conosciamo, che anche la stampa perdesse – oltre alle copie – autorevolezza e credibilità.

 

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