di Livio Zanotti
E’ stato un ritrovarsi tra persone amiche. Nella visita ufficiale di Sergio Mattarella (82) a Lula (79) nell’aereo palazzo cemento-cristallo di Oscar Neymaier a Brasilia, la spontaneità ha prevalso sul protocollo non meno di quella già espressa l’anno scorso nel primo incontro dei due capi di stato tra la settecentesca arte romana dei saloni del Quirinale. Le rispettabili età ed esperienze d’entrambi favoriscono il riconoscersi attraverso i medesimi valori che orientano le rispettive vite personali e politiche. Malgrado le non poche differenze delle loro proprie storie e geografie: un intellettuale siciliano e un ex operaio metalmeccanico nordestino.
Italia distratta
A tal punto che le uniche parole dure sono apparse esclusivamente nei comunicati ufficiali. Nei quali il presidente brasiliano ha -non senza ragione- sottolineato la distratta attenzione dell’Italia verso il suo paese (erano 24 anni che un nostro capo di stato non si recava a Brasilia) e soprattutto l’unilateralità di quella europea (la mai avvenuta ratifica del trattato commerciale UE-Mercosur -sottoscritto dopo 20 anni di negoziati- ne è la prova provata).
Il sud devastato dalle inondazioni
Nell’immediatezza e drammaticità delle circostanze, ancor più sentita è risultata la ricognizione compiuta successivamente da entrambi nel Rio Grande do Sul, l’opulento stato dell’estremo meridione brasiliano devastato dalle prolungate inondazioni di maggio e giugno scorsi. Gli oltre 12 milioni di abitanti -innumerevoli quelli di origine italiana, la cui immigrazione celebra in questo 2024 i 150 anni dal primo sbarco -, hanno subito 160 morti e centinaia di feriti; quasi 180 mila i profughi, che solo in parte hanno potuto finora rientrare nelle proprie abitazioni.
Per le 40mila imprese soprattutto agricole ma anche chimiche, metalmeccaniche, e calzaturiere i danni sono giganteschi. E notevoli i problemi politici per Lula che nella ricostruzione della regione vede posto in gioco l’esito della sua presidenza. Poiché qui l’estrema destra di Bolsonaro ha una e forse la maggiore delle sue roccaforti elettorali. Mattarella è stato accompagnato a constatare con i suoi stessi occhi gli scenari maggiori della tragedia, per il suo interessamento e per gratitudine verso l’Italia che ha partecipato tempestivamente ai soccorsi internazionali con l’invio di molte tonnellate di alimenti e medicinali.
Trasformazioni profonde si sono fatte via-via evidenti nel corso degli ultimi due decenni in questo che costituisce il maggior paese dell’America Latina per abitanti, territorio e prodotto lordo. Nondimeno spesso indicato come il “gigante dai piedi d’argilla”, proprio per la fragilità delle sue infrastrutture e l’insufficiente integrazione socio-culturale dei suoi 220 milioni di cittadini. Scandalose le diversità nelle condizioni materiali di vita tra città e campagne, così come tra la metà della popolazione più disagiata e l’altra metà.
Dialogo e compromessi
Dialogo e compromessi con cui Lula tenta di superare le contraddizioni più severe, non sempre vengono condivisi nella coalizione di centro-sinistra che lo ha eletto. Nel suo stesso Partido do Trabalho (PT) l’ala radicale giudica eccessivi i sacrifici di bilancio disposti in favore della regione inondata. E critica il dialogo del presidente con i potentati evangelici, il cui intenso proselitismo ha vistosamente eroso la storica preminenza cattolica e rappresenta ormai un potere politico autonomo che fiancheggia l’estremismo conservatore. Ritiene che il men che esiguo margine con cui Lula è stato eletto e governa il Congresso richieda la massima iniziativa.
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