I giornalisti hanno il dovere di pubblicare le notizie di cui vengono a conoscenza anche se scomode. No a bavagli e censure

Dal sito di articolo21 la messa a punto del segretario generale della FNSI sulle recenti proposte dei procuratori di Roma Giuseppe Pignatone e di Milano Edmondo Bruti Liberati, ascoltati dalla Commissione Giustizia del Senato sulla riforma delle intercettazioni: a)rendere pubblicabili le ordinanze con le quali si mette fine a un’indagine ma non gli altri atti che vengono depositati per essere messi a disposizione della difesa; b) sanzioni pecuniarie preferibilmente per gli editori o per i giornalisti che violano le regole, per i quali va comunque esclusa la misura del carcere.(nandocan).

***di , 17 aprile 2015 – Cari amici di Articolo21, i tentativi di introdurre ope legis bavagli alla libertà di stampa si susseguono. Nel corso dell’audizione dei procuratori di Roma e Milano in commissione giustizia sono venute fuori altre proposte sulle quali bisognerà tenere alta l’attenzione. Le proposte dei procuratori di Roma e Milano sono preoccupanti perché rivelano, ci auguriamo inconsciamente, la nostalgia di bavagli e censure che credevamo appartenere ad un’epoca storica nefasta. Ipotizzare di regolare una materia così complessa e delicata evocando sanzioni pecuniarie per i giornali e i giornalisti significa perdere di vista il dettato Costituzionale. La pubblicazione di notizie, anche coperte da segreto, non può mai costituire un reato e neanche un illecito perché soddisfa un interesse generale: quello dei cittadini ad essere correttamente informati.
Chi non lo avesse ancora capito, o più semplicemente, lo avesse dimenticato, farebbe bene a rileggere le sentenze pronunciate negli ultimi anni dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. I giornalisti hanno il dovere di pubblicare le notizie di cui vengono a conoscenza, anche se scomode. Né può essere addebitata ai giornalisti la pubblicazione di notizie che sarebbero dovute restare segrete. Eventuali violazioni di legge andrebbero addebitate a chi quelle notizie avrebbe dovuto tenere segrete né si può pensare a ulteriori forme di censura. Si tratta di tentativi pericolosi che, purtroppo, si inseriscono nella tendenza, sempre più diffusa a livello europeo, a limitare la libertà di espressione e il diritto di cronaca. È un pericolo che il sindacato dei giornalisti italiani, insieme con le altre associazioni sindacali europee,  a cominciare dai sindacati di Francia e Spagna, avverte e contro il quale auspica una mobilitazione insieme con le altre forze sociali e con l’opinione pubblica.
Nessuno invoca il libero arbitrio per i giornalisti. Va comunque ricordato che i giornalisti non hanno libero accesso alle ordinanze dei giudici, come invece è stato detto dai procuratori, e questa può essere l’occasione per regolare tale accesso. Fermo restando che gli abusi vanno sempre perseguiti e sanzionati, soprattutto in sede disciplinare, i bavagli e le censure segnerebbero il ritorno ad un passato di cui non si avverte alcuna nostalgia.

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