Oggi, grazie all’accordo tra Pd e Forza Italia con la connivenza di NCD, SC, eccetera, possiamo finalmente (si fa per dire) intravedere la struttura del Parlamento che sarà.
Ecco il perché del quasi-criptico titolo di questo post. Si guarda al futuro camminando all’indietro e peggiorando quanto già pessimo era.
Il “Porcellinum” (mi rifiuto di chiamarlo Italicum, per rispetto al nome della nazione), la legge elettorale prevista per la sola Camera dei deputati, ce la presenterà composta per ben più della metà da nominati dei partiti, grazie all’accurata regia delle liste nei singoli collegi, al voto multiplo, al calderone nazionale in cui confluiranno tutti i voti e al complicato algoritmo che provvederà a ripartirli nuovamente. Al netto degli astenuti, il primo partito potrà governare grazie a un abnorme premio di maggioranza, e i partiti minori verranno tagliati fuori da una insolitamente elevata soglia di sbarramento. A meno di stravolgimenti dell’ultimo minuto, questo sarà, grosso modo, il risultato.
Quanto al nuovo Senato di 148 membri, sarà eletto dai cittadini per quel che riguarda i 20 governatori presidenti di regione. Indirettamente, tuttavia: eletti come tali, essi entreranno a Palazzo Madama automaticamente. Dei restanti, 107 saranno scelti dai partiti tra gli amministratori locali e 21 saranno indicati dal Presidente della Repubblica (oltre ai 5 senatori a vita).
Il Senato sarà quindi composto per il 72% (107 su 148) da nominati dai partiti e non potrà legiferare, nel senso che non potrà proporre leggi e tantomeno correggere, intervenire, controllare quelle nate alla Camera; in compenso, resterà con poteri immutati nelle revisioni costituzionali, nell’elezione del Presidente della Repubblica e nella nomina dei giudici costituzionali e dei membri del Csm.
E questo sarebbe il futuro.
