Giorgetti, il superbonus e l’evasione fiscale

A Giorgetti può capitare di litigare con Salvini, ma non sulla difesa a oltranza degli evasori fiscali (quelli piccoli e medi, che sono la gran parte in Italia ma per i quali la Meloni parla di “pizzo di Stato”). Non c’è da stupirsi dato che hanno sempre rappresentato lo zoccolo duro della Lega, impegnata ora a riconquistarne il consenso accaparrato in questi anni dalla demagogia della presidente del consiglio (nandocan)

di Massimo Marnetto

A Cernobbio, Giorgetti se l’è presa col Superbonus del 110%. Panico di un ministro che vede avvicinarsi una finanziaria ”corta” e si nasconde dietro a un provvedimento che invece ha rianimato un settore atterrato dal covid, rigenerato molto patrimonio edilizio e moltiplicato ogni euro di finanziamento, in quasi tre di Pil, patendo truffe per uno 0,5% dell’intera manovra. 

Giorgetti ha parlato di ”mal di pancia” perché questa misura avrebbe consumato fondi pubblici a discapito di altri interventi. Ci sono oltre 100 miliardi da incassare di evasione fiscale: perché per ottenerli non potenzia l’Agenzia Anti-Furbi (come dovrebbe chiamarsi quella delle Entrate), invece di dire inesattezze? Forse per non disturbare Salvini, impegnato da tempo per fare degli evasori lo zoccolo duro del suo elettorato, lisciandoli con doni e condoni? Giorgetti, lei che ha studiato, faccia la persona seria per favore.


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