Se neppure crisi pericolose come questa, a due passi da casa nostra, riescono a convincere popoli e Stati europei a condividere una parte della loro sovranità con l’Unione, quel tanto che basta a rappresentare una sola voce, autorevole e indipendente, capace non solo di invocare moderazione, come oggi penosamente si limita a fare, ma di contribuire ad imporla prendendo decisamente le distanze da una politica mediorientale irresponsabile come quella di Donald Trump, allora temo che per l’Europa il passaggio dal ruolo di spettatore impotente a quello di vittima sarà ben presto un passaggio obbligato (nandocan).
Eppure, il tema di una posizione unica europea è urgente. Tanto più per l’atteggiamento aggressivo di Trump, ormai apertamente motivato dall’esigenza di distogliere la pressione dei media dal suo impeachment per dirottarla all’estero. Magari con una rappresaglia sciita nel bel mezzo della campagna elettorale, che serri i ranghi della nazione e rovesci i ruoli degli americani, da aggressori ad aggrediti, per rieleggerlo come Comandante in Capo, difensore della patria.
E l’Italia? Emette un flebile richiamo alla moderazione, in perfetta assonanza con la sua tradizionale linea di equidistanza, molto condizionata da un pacifismo mercantile; con un occhio puntato alla prudenza e l’altro ben aperto sulla committenza.
