Europa impotente

Se neppure crisi pericolose come questa, a due passi da casa nostra, riescono a convincere popoli e Stati europei a condividere una parte della loro sovranità con l’Unione, quel tanto che basta a rappresentare una sola voce, autorevole e indipendente, capace non solo di invocare moderazione, come oggi penosamente si limita a fare,  ma di contribuire ad imporla prendendo decisamente le distanze da una politica mediorientale irresponsabile come quella di Donald Trump, allora temo che per l’Europa il passaggio dal ruolo di spettatore impotente a quello di vittima sarà ben presto un passaggio obbligato (nandocan).

***di Massimo Marnetto, 4 gennaio 2020 –La crisi internazionale innescata dall’assassinio di Qassim Soleimani trova l’Europa ancora divisa. La colpa è dei paesi membri, che non vogliono cedere la sovranità necessaria a fare della UE un unico e rilevante attore globale, per la gestione delle tensioni internazionali. Diffidenze reciproche, interessi (petroliferi in primis) discordanti e rigurgiti neo-nazionalisti fanno da anticoagulante politico del Vecchio Continente, rendendo la discordanza delle sue voci una cacofonia anacronistica.

Eppure, il tema di una posizione unica europea è urgente. Tanto più per l’atteggiamento aggressivo di Trump, ormai apertamente motivato dall’esigenza di distogliere la pressione dei media dal suo impeachment per dirottarla all’estero. Magari con una rappresaglia sciita nel bel mezzo della campagna elettorale, che serri i ranghi della nazione e rovesci i ruoli degli americani, da aggressori ad aggrediti, per rieleggerlo come Comandante in Capo, difensore della patria.

E l’Italia? Emette un flebile richiamo alla moderazione, in perfetta assonanza con la sua tradizionale linea di equidistanza, molto condizionata da un pacifismo mercantile; con un occhio puntato alla prudenza e l’altro ben aperto sulla committenza.

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