È inutile rompere il tetto di cristallo

Susanna Camusso su Left

È inutile avere un presidente donna se non lavora per i diritti di tutte. L’ossessione con cui Meloni parla di natalità è essa stessa discriminatoria: dal suo punto di vista, donna è sinonimo di madre. Meglio se con almeno due figli. Già questo dice quanto la libertà femminile sia misconosciuta 

Trappola

L’entusiasmo della prima volta di una presidente del Consiglio aveva indotto la speranza ed addirittura – non per tutte- la convinzione che si sgretolasse finalmente il “tetto di cristallo”.
Credo che l’idea che la parità si ottenga semplicemente rompendo il tetto di cristallo sia una trappola, come trappola è stato perseguire la conciliazione e non la condivisione del lavoro domestico.

Assenza di prospettiva

Ovviamente, non intendo e non voglio sottovalutare il valore di coloro che sono riuscite ad affermare sé stesse superando gli stereotipi, così come non ha senso contrastare in astratto e a prescindere soluzioni di conciliazione che aiutano le lavoratrici. Non è nelle singole esperienze che si annida la trappola di cui parlo, ma nell’assenza di prospettiva.

Si celebra il risultato individuale anche se questo non rappresenta una leva per le altre, che rimangono incollate alla base delle piramide e discriminate. Lo stesso vale per la conciliazione: il cambiamento è importante se è tale per tutte e non se è usato come alibi per evitare la condivisione.

Le politiche della Meloni

Un po’ più di un anno dopo vediamo una conferma di questa trappola nelle politiche della presidente del Consiglio, che oserei dire rappresenta la conferma che non è sufficiente la biologia per realizzare la propria identità di donna (cfr Simone de Beauvoir): bisogna contrastare la costruzione sociale imperniata sul patriarcato, non usare il successo personale come modo per negare il problema.

La povertà come una colpa

Questo governo invece tratta la povertà come una colpa, le marginalità e le fragilità come devianze, moltiplica le soluzioni punitive, penali, i nuovi reati, lo stigma, quando occorrerebbe costruire soluzioni partendo dall’analisi delle condizioni, riconoscendo l’idea che vanno redistribuite risorse e poteri.

Donna come sinonimo di madre

Provo a tradurre concretamente gli effetti delle scelte della presidente del Consiglio, premettendo che l’ossessione con cui parla di natalità è essa stessa discriminatoria: dal suo punto di vista donna diventa sinonimo di madre meglio se con almeno due figli. Già questo chiarisce quanto la libertà femminile sia misconosciuta.

Salario minimo negato

Un esempio è il salario minimo negato. Sappiamo che le lavoratrici sono parte consistente del lavoro povero e sfruttato, non solo perché concentrate in settori con orari spezzati e spesso parziali (appalti, ristorazione, socio sanitario, agricoltura per citare i più numerosi), ma anche perché sono parte del mondo del lavoro grigio quando non nero e del lavoro sommerso, composto anche dal lavoro di collaborazione famigliare in tutte le sue accezioni.

Non è difficile capire che per quelle lavoratrici un messaggio semplice e chiaro – “nessuno deve avere un salario inferiore a 9 euro l’ora” – avrebbe una forza dirompente e permetterebbe emersione, possibilità di maggiore autosufficienza economica e – mai dimenticarlo – maggiori possibilità di sottrarsi alla violenza.

Lavoratrici non solo madri

Le politiche che determinano un diritto certo e universale facilmente rivendicabile e controllabile hanno infatti effetto soprattutto per chi è più indifeso. Credo che questo pensiero non abbia sfiorato la presidente, in quanto non considera la condizione delle lavoratrici, se non – forse – in quanto madri.
Non che sulla maternità vi siano interventi davvero efficaci. Nella scorsa legge di bilancio riuscimmo come opposizioni ad evitare che si limitasse alle madri l’aumento dei congedi parentali, evitando un ulteriore arretramento sul piano della condivisione della genitorialità.

Genitorialità condivisa

Non abbiamo invece ancora ottenuto i congedi paritari retribuiti obbligatori per padri e madri. Perché tanta resistenza alla genitorialità condivisa? Perché la paternità effettiva, riconosciuta anche sul lavoro, e con il diritto ad esercitarla assentandosi scombina un’organizzazione del lavoro fondata sulla totale disponibilità di tempo: la presenza, non la qualità del lavoro favorisce la carriera.

LEGGI TUTTO

L‘autrice: Già segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso è senatrice Pd

L’articolo è uscito sul numero di marzo di Left

Rispondi

Turn on JavaScript to leave a comment.

Classificazione: 1 su 5.

← Precedente

Grazie per la risposta. ✨