Uno degli obbiettivi principali della nuova normativa è l’abolizione del carcere (si ricorderà il caso Sallusti, concluso con la grazia concessa dal presidente della Repubblica) ma il Parlamento vuole anche estendere ai giornali on line – quelli registrati presso il Tribunale – la normativa prevista per la stampa scritta.
Quanto alle sanzioni, dovrebbe finalmente vedere la luce la norma che riduce a due anni il termine per la richiesta dei danni in sede civile. Ora sono cinque, un tempo lunghissimo durante il quale il giornalista dovrebbe conservare le prove e le registrazioni raccolte nel suo lavoro (qualche anno fa la “riforma Passigli” voleva ridurre il termine a sei mesi!).
In discussione è il valore della rettifica. Oggi la mancata pubblicazione da parte del giornale quasi non ha effetti reali. La nuova legge potrebbe affermare che l’aver pubblicato la rettifica costituisce già un’azione riparatrice e, in alcune casi, impedisce l’esercizio dell’azione penale. C’è anche chi propone che, se il soggetto che si dichiara offeso non ha chiesto la pubblicazione della rettifica, poi non può pretendere il risarcimento del danno.
