***di Massimo Marnetto, 3 luglio 2018 – Aumenta l’occupazione, ma calano le ore lavorate. Il lavoro si precarizza, si frammenta, si somma ai “lavoretti” e gonfia i dati Istat.
Così gli occupati diventano preoccupati. Perché non sanno se il loro contratto verrà rinnovato alla scadenza. E questa preoccupazione mina la progettazione di autonomia (andare a vivere da soli), di genitorialità (fare figli), di indipendenza (mantenersi con il proprio lavoro). Ma anche il bisogno di rispetto mentre si lavora, perché chi non si adegua all’umiliazioni del datore, non viene più riconfermato.
Allora chiamiamolo “Decreto Toppa” il provvedimento del governo che limita i danni del Jobs act, ma lascia sui lavoratori – soprattutto sui giovani (disoccupazione doppia rispetto alla media europea) – tutto il peso della flessibilità dell’oscillazione della domanda. Il concetto della “dignità” lasciamolo stare; lo si potrà utilizzare con il ripristino dell’art. 18, che restituisce il posto al lavoratore licenziato senza giusta causa.
Ma per questo ci vorrebbe una forza di sinistra.
Unita, vera, incisiva; non taroccata da un ragazzotto lesto e modesto.
