Confesso di fare molta fatica a comprendere come si possa oggi tutelare la propria privacy dall’invadenza dei cacciatori di dati. A meno che non si voglia rinunciare ai vantaggi che offre l’intero sistema di comunicazioni, dalla telefonia mobile alla rete. La mia impressione è che tutta la normativa in materia si riduca in definitiva ad una complicazione burocratica in più per usufruire, in cambio delle autorizzazioni richieste per legge dal fornitore, di servizi ormai irrinunciabili. Non è difficile immaginare che qualunque social network sarebbe in grado di ricostruire vita, morte e miracoli di ciascuno forse più rapidamente dei soggetti interessati. Per quanto riguarda il cittadino medio, dunque, credo inutile o quasi qualsiasi forma di resistenza salvo evitare per quanto possibile la pubblicità o la ricetta, antica ma sempre valida, del “male non fare, paura non avere”. Per quanto invece riguarda il datagate e lo spionaggio fra gli Stati, vi propongo, da articolo 21, un articolo molto documentato dell’amico Gianni Rossi. (nandocan)
di Gianni Rossi, 23 ottobre 2013*
Ma le tecnologie dell’era digitale hanno reso questa “attitudine” un vero e proprio sistema di controllo del mondo intero: nulla è più riservato nelle comunicazioni private, sia si tratti di semplici cittadini, sia si tratti dei “potenti” della Terra, che formalmente dovrebbero essere “al di sopra di ogni sospetto”, o quantomeno di intercettazioni.Leggi tutto
